La settima proroga per Alitalia ora è ufficiale: il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha concesso fino al 21 novembre per la presentazione dell’offerta vincolante. La proroga, si legge in una nota del Mise, è subordinata a due condizioni: intervento diretto dei commissari e immediato confronto con gli offerenti, oltre a una richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori. La richiesta di proroga era stata avanzata da Fs e Atlantia: la cordata guidata dalle Ferrovie dello Stato non è riuscita infatti a formalizzare un’offerta definitiva per il vettore italiano. Mentre il gruppo dei Benetton pone 4 condizioni per andare avanti (leggi l’articolo di Fiorina Capozzi), oltre a legare l’operazione di salvataggio alla partita delle concessioni autostradali. Non a caso l’esecutivo starebbe valutando l’ipotesi di limitare la revoca della concessione al solo tratto ligure.

Dopo 29 mesi di gestione straordinaria arriva quindi l’ennesimo rinvio. Atlantia quindi “ulteriori approfondimenti” su almeno quattro punti. Quanto a Ferrovie, il consiglio di amministrazione si è perfettamente allineato con la visione del gruppo dei Benetton deliberando la “disponibilità a proseguire il confronto per la definizione di un piano industriale condiviso, solido e di lungo periodo volto a valutare la formulazione di un’offerta finale per l’acquisto da Alitalia”. Difficoltà che saranno superate “con ulteriori sessioni di lavoro” in cui approfondire le tematiche. Sempre a patto che le Ferrovie restino un socio di minoranza.

Per ora quindi l’unica certezza è che bisognerà ben presto mettere mano al portafoglio. Il denaro pubblico del prestito ponte (900 milioni) non basterà a traghettare la compagnia di bandiera verso la nuova Alitalia. Il gruppo perde infatti ancora più di 500mila euro al giorno (500 milioni il rosso solo nel 2018) e ha bisogno di una boccata d’ossigeno con un nuovo prestito ponte da 200-350 milioni. L’ipotesi di una nuova iniezione di liquidità pubblica è stata finora smentita dal ministero dello sviluppo economico che teme le ire di Bruxelles. Ma, secondo i sindacati, il nuovo finanziamento non è un’opzione, bensì una necessità.

“L’attuale procedura di cessione” di Alitalia “si sviluppa nell’ambito di ben delineati binari di natura normativa. Per cui devono essere tenuti particolarmente in considerazione rilevanti profili normativi e regolamentari di emanazione comunitaria”, ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D’Incà, al Question Time di oggi (mercoledì) alla Camera, rispondendo al posto del ministro Patuanelli, impossibilitato a partecipare alla sessione, circa iniziative per avviare una fase di gestione pubblica temporanea di Alitalia. D’Incà ha quindi sottolineato che il dossier Alitalia è sotto la lente della Commissione europea per eventuali aiuti di Stato.

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