Ti ammazzerei e invece devo tutelarti”. “Devi suicidarti”. E ancora: “Per quello che hai fatto devi morire qua”. Poi botte, pugni, calci ai genitali, cinghiate, vessazioni: torture. Stamattina sei agenti della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino sono finiti agli arresti domiciliari nel corso di un’operazione dei colleghi del Nucleo investigativo centrale. Sono indagati, insieme ad altri “secondini”, di aver commesso diverse gravi violenze contro detenuti, soprattutto quelli accusati di reati sessuali, ma non solo. Tortura, abuso di autorità sui detenuti, violenza e maltrattamenti sono le ipotesi di reato formulate dal sostituto procuratore Francesco Pelosi e dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta.

L’inchiesta è partita quasi un anno fa quando Monica Gallo, garante dei detenuti della Città di Torino, ha denunciato in procura una serie di episodi raccontati da alcuni arrestati, una situazione grave che ormai aveva varcato i muri delle “Vallette”. Nel riserbo assoluto e in condizioni di lavoro non facili, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria ha indagato per quasi un anno e ha potuto far luce su alcuni episodi cominciati almeno nell’aprile 2017. “Perché sei dentro?”, chiedevano spesso gli agenti al detenuto. Quando spiegava di essere accusato di reati sessuali come lo stupro, per lui era l’inizio di nuovi problemi. Le reazioni cominciavano con insulti e sputi e proseguivano con calci, schiaffi e pugni. Una delle vittime ha riferito anche di essere stato minacciato: se avesse riferito al medico le vere cause degli ematomi, sarebbe stato picchiato ancora. Per questo avrebbe dovuto dire di esser stato aggredito dal “concellino”.

C’è il caso del detenuto che, appena entrato in carcere, riceve il kit di primo ingresso, con stoviglie, posate, lenzuola, e poi il benvenuto dei “secondini” che, accompagnandolo verso la cella, cominciano a picchiarlo. Viene lasciato nella sua cella senza materasso, costretto a dormire sulla lastra metallica della branda, ma viene anche privato dell’ora d’aria e delle visite mediche richieste. Un altro ancora veniva prelevato di notte dalla sua cella, portato al primo piano e pestato. Quando provava a rialzarsi gli agenti lo prendevano a calci alle gambe e lo spingevano contro il muro.

I racconti raccolti dagli inquirenti sono molti e il lavoro non è ancora concluso. L’indagine, che riguarda non solo le persone ai domiciliari, ma anche altri agenti indagati a piede libero, è ancora in corso per scoprire altri episodi analoghi oltre a quelli finora denunciati.

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