“Caro, sull’evasione deve essere una rivoluzione, che deve cambiare i comportamenti dei cittadini…”. E’ questo il contenuto dell’sms, rivelato ieri notte dal Corriere.it, che il premier Giuseppe Conte ha inviato al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri chiedendo di insistere nel cercare i fondi necessari per chiudere in tempo la manovra e non cedere alle presunte pressioni di tecnici del Mef. Secondo le ricostruzioni, proprio l’asse tra i due ha permesso di recuperare i tre miliardi di extragettito fiscale. Il premier, sempre nel testo riservato, ha specificato che la lotta all’evasione per lui è “la madre di tutte le battaglie“. Una sfida che va affrontata “con coraggio”, mettendo gli interessi degli elettori prima di quelli dei partiti. “I cittadini in giro per l’Italia mi chiedono una svolta”, si legge ancora nel messaggio. “E se non dovesse venire perderò di credibilità e dovrò dire che le cose non si possono cambiare”. Il suo era un avvertimento a chi stava frenando per questioni elettorali, uno schiaffo a quella “classe politica che non ha il coraggio di affrontare la questione di petto”.

Le trattative finali sono iniziate nella tarda serata di ieri. Il premier prima di iniziare i lavori ha inviato l’sms al collega per chiedere di avere un alleato sul tema e poi, secondo le ricostruzioni, ha insistito contro le resistenze dentro il governo. In un primo momento infatti, si era detto che il decreto Fisco sarebbe slittato, ma l’accelerazione è avvenuta proprio grazie alla collaborazione con Gualtieri. “Se continuiamo così ci facciamo del male”, aveva dichiarato il ministro. Contro la stretta sul contante ad esempio, si era schierato Matteo Renzi, che nel 2015 aveva alzato il tetto tra i malumori del Pd, e una parte del M5s, che ha fatto trapelare scontento verso la scelta del premier di varare la misura. Anche il presidente della Camera Roberto Fico, nelle stesse ore, ha detto che “il limite può calare ma non è priorità”. Anche per questo Conte ha riunito a lungo i capi delegazione prima del Consiglio dei ministri. Per il M5s c’era Riccardo Fraccaro, in contatto con Di Maio da Washington. Al termine della riunione Conte è stato descritto da chi era a Palazzo Chigi “molto irritato”. Le tensioni dei 5 stelle nascevano dai timori di veder saltare l’aumento delle pene per gli evasori. E in Consiglio dei ministri hanno deciso di non schierarsi quando Conte e il Pd litigavano con i renziani di Italia viva proprio sul contante. I renziani ad un certo punto hanno minacciato il veto. I ministri M5s, Alfonso Bonafede e Vincenzo Spadafora, a quel punto si sono messi a discutere con il premier sulla norma per gli evasori. Alla fine la scelta è stata mediare, fino allo stremo, per non spaccarsi in Consiglio.

Così, con i volti stanchi ma “soddisfatti”, Conte e Gualtieri dopo sei ore (intorno alle 5 del mattino) sono scesi in sala stampa – seguiti poi dal ministro Alfonso Bonafede – ad annunciare che il tetto al contante calerà, sia pur gradualmente: non subito a mille euro da 3mila, ma per un anno a 2mila. E che per gli evasori per ora si aggrava la pena solo per un reato, la dichiarazione fraudolenta: la norma inserita nel dl fiscale è un primo tassello, assicurano, su cui agganciare il pacchetto complessivo che arriverà via emendamento. “La manovra è espansiva: siamo riusciti a evitare l’incremento Iva e realizza vari punti del programma di governo”, ha detto il premier citando i 3 miliardi per il taglio delle tasse sul lavoro, il Green new deal, le misure per la famiglia e la disabilità. “Le coperture sono solide, i numeri particolarmente robusti”, ha detto Gualtieri. La mattina dopo le tensioni sembrano svanite: “Abbiamo fatto le ore piccole ma ne è valsa la pena. Abbiamo evitato l’aumento dell’Iva e non era un risultato scontato”, ha dichiarato per tutti il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

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