Un’indagine conoscitiva a tutto campo della procura di Milano sul settore dei rider: dalla sicurezza alla contrattualistica. Gli inquirenti vogliono verificare eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, ma anche la sicurezza sulle strade. Alla squadra specializzata di Polizia giudiziaria e dalla Polizia locale la verifica dei profili igienico-sanitari riguardanti i contenitori per i cibi che vengono utilizzati e il rispetto delle norme che tutelano i lavoratori.

In particolare, a indurre la procura a accendere un faro sul fenomeno dei rider è stato il tipo di contratto che li lega alle varie società che fanno consegne a domicilio. Contratto che, nella maggior parte dei casi, li inquadrava non come dipendenti ma come lavoratori autonomi e non fornisce nessuna tutela. I rider, che fanno le consegne senza l’attrezzatura adatta, come i caschetti per le bici, e con mezzi propri non adatti alle consegne, non hanno nemmeno una polizza contro gli infortuni. Malgrado, infatti, i ciclofattorini non siano inquadrati come lavoratori subordinati, il decreto, come è stato spiegato, tutela qualsiasi lavoratore inserito in organizzazioni con datori di lavoro.

Da un controllo della polizia locale su una trentina di ciclofattorini, inoltre, è emerso che tre di loro non avevano regolare permesso di soggiorno. L’inchiesta intende far luce anche sull’aspetto di sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini. L’indagine, che sta anche monitorando gli incidenti stradali, è coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti Si tratta di un fascicolo modello 45 quindi senza indagati e senza ipotesi di reato.La Procura ha deciso di monitorare gli incidenti stradali che coinvolgono rider, anche a tutela della collettività, perché spesso viaggiano contromano, senza luci o comunque senza rispettare le norme sulla circolazione stradale. In ipotesi, gli inquirenti potrebbero arrivare anche a contestare reati, per questo genere di incidenti, a carico dei datori di lavoro.

A partire già dallo scorso giugno gli inquirenti hanno iniziato a raccogliere elementi e testimonianze a verbale. A breve il fascicolo però potrebbe essere iscritto con titolo di reato presunte violazioni del decreto legislativo in materia di sicurezza sul lavoro da parte delle società per le quali i rider lavorano. Andrà valutata, insomma, la presunta responsabilità di coloro che mandano a lavorare in strada i ciclofattorini in condizioni non idonee.

È una indagine doverosa, sotto il profilo della prevenzione. Tutto nasce – spiega Tiziana Siciliano – da una fotografia di una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Oramai muoversi di sera in città è diventata una sfida contro le insidie e i pericoli per via di questo sistema di distribuzione del cibo. Con questi rider che, nelle ore canoniche, sfrecciano senza, per esempio, alcun presidio” come i giubbotti catarifrangenti o il casco, “e senza alcuna osservanza delle regole stradali, in contromano o sul marciapiede”. Tutto ciò, per i pm, crea problemi sia di sicurezza diffusa sia per chi presta attività lavorativa e il fascicolo aperto al momento “ci consente di esplorare questo fenomeno che è ampio ed è in espansione ma senza controlli. La Procura preferisce intervenire prima ed esercitare un ruolo di prevenzione“.

Foto di archivio

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