Il nostro mare sta morendo nell’indifferenza generale. Non solo per l’emergenza climatica ma anche perché troppo spesso viene considerato una pattumiera. Anche e soprattutto da parte di chi è pagato per rispettare le leggi di tutela.

Già abbiamo parlato, su questo blog, della sentenza con cui nel 2018 la Corte europea di giustizia ha condannato il nostro paese a pagare 25 milioni di euro perché oltre 70 agglomerati urbani italiani, in violazione della normativa comunitaria, sarebbero sprovvisti di adeguate fognature e impianti di depurazione. In più la sentenza prevede 30 milioni di multa per ogni semestre di ritardo nella loro messa a norma. Quindi, c’è da aspettarsi che si sia corsi ai ripari. Ma è così?

Se ne è occupata recentemente la Commissione parlamentare ecomafia indagando sui 14 agglomerati fuorilegge della Calabria e interrogando il dirigente generale della presidenza addetto al settore. Il verbale di questa audizione del 6 giugno è stato appena pubblicato e vale la pena di leggerlo per intero.

Si apprende così, tra l’altro, che in Calabria il settore della depurazione è stato oggetto di commissariamento dal 1999 al 2012 e che, in questo periodo, sono stati spesi oltre 900 milioni di euro “per arrivare a delle situazioni veramente inverosimili”: ci sono degli impianti che praticamente esistono solo sulla carta. Vi sono alcuni impianti che risultano realizzati e collaudati senza che arrivi un filo d’acqua oppure in cui non c’è l’energia elettrica. In particolare si parla di un grande impianto di depurazione nella zona dell’Angitola, a Pizzo Calabro, dove dovrebbero essere convogliati i complessi fognari di numerosi comuni, terminato da quattro anni, praticamente completo di tutto, regolarmente collaudato, quindi con pagamenti all’impresa effettuati, ma praticamente non operante perché mancano i collettori di collegamento.

Si parla di impianti di depurazione progettati “solo per i residenti illo tempore”, senza tener conto dell’aumento della popolazione in periodo estivo (“una furbata” secondo il Presidente della Commissione). E soprattutto si apprende che in realtà oggi in Calabria ci sono 161 Comuni inadempienti sulla depurazione e sulle fognature già nel mirino della Ue; e altri “121 agglomerati in potenziale infrazione”, per cui ci vorrebbero almeno 64 miliardi; che negli ultimi quattro anni “le opere realizzate sono zero” e che, comunque, le procedure sono tali che “per un lavoro di 100mila euro ci vogliono due anni; per un lavoro di 4 milioni di euro sicuramente in meno di tre anni non ce la si può fare”.

Insomma, come ha osservato un Commissario, “non si riesce ancora a capire realmente dove c’è la regolarità, se in Calabria c’è almeno un Comune non segnalato per infrazione”. Addirittura, il dirigente ascoltato ha detto che la Regione ha fatto convenzioni con 138 Comuni inadempienti, indirizzandoli al tipo di progettazione perché uscissero dalle infrazioni e dando loro la tempistica precisa entro cui dovevano dare il progetto, ma “hanno tutti sforato i tempi al punto che io sono stato costretto a denunciare tutto alla magistratura”.

E intanto i cittadini pagano la tassa per una depurazione che non esiste e il nostro mare muore per inquinamento. Che altro ci vuole per finirla con le chiacchiere e dichiarare l’emergenza ambientale come punto base di qualsiasi programma di governo?

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