L’estate è alle porte e allora forse è il momento di ricordarsi che buona parte del nostro mare non è affatto pulito.

Poche settimane fa, la Corte europea di giustizia ha condannato il nostro paese a pagare 25 milioni di euro perché, nonostante un precedente avvertimento del 2012, oltre 70 agglomerati urbani, in violazione della normativa comunitaria, sarebbero sprovvisti di adeguate fognature e impianti di depurazione.

Questi sono i nomi che risultano dalla sentenza:

Calabria: Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende,  Sellia Marina, Soverato, Rossano

Campania: Battipaglia, Benevento, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli est

Friuli Venezia Giulia: Trieste-Muggia-San Dorligo

Liguria: Albenga, Rapallo,

Puglia: Casamassima, Porto Cesareo, Taviano

Sicilia: Roccalumera, Adrano, Catania e altri, Palermo e zone limitrofe, Misterbianco e altri, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, San Giovanni La Punta, Agrigento, Porto Empeclocle, Sciacca, Cefalù, Carini e Asi Palermo, Santa FIavia, Augusta, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 6, Pace del Mela, Ribera, Trabia, Scicli, Milazzo,  Rometta, Ragusa, Palagonia, Consortile Sant’Agata Militello, Capo d’Orlando, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Macchitella, Patti, Castelvetrano, Mazara del Vallo, Furnari, Misilmeri, Campobello di Mazara, Triscina Marinella, Favara, Scordia-Militello Val di Catania, Tremestieri Etneo e Niscemi

E, sempre secondo la sentenza, circa una trentina (fra cui Avola, Termini Imerese, Recco e Vico Equense) si sarebbero messi in regola in extremis.

In realtà, la situazione è certamente peggiore. Infatti, i Comuni italiani non a norma con gli scarichi urbani sono molti di più di quelli portati dinanzi alla Corte di Giustizia europea. E, soprattutto, bisogna considerare che non basta avere fognature ed impianti, ma bisogna controllare quanti liquami vengono realmente ed efficacemente depurati. Aggiungendo agli scarichi dei Comuni gli scarichi industriali non convogliati in fognatura. E aggiungendo tutte le plastiche che ormai stanno diventando più numerose dei poveri pesci.

Si consideri, peraltro, che, sempre secondo la sentenza, se l’Italia non rimedia, dovremo pagare 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma. Infatti – dice la Corte europea – “l’assenza o l’insufficienza dei sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane rischia di arrecare danni all’ambiente e deve essere considerato come particolarmente grave“.

Oggi abbiamo un nuovo governo ed un ministro dell’Ambiente che ha già dato prova di grande sensibilità per la tutela ambientale e per il rispetto della legalità. Mi auguro, quindi, che, insieme a Regioni e Comuni, intervenga al più presto per iniziare quella doverosa azione della salvezza del nostro patrimonio marino finora relegata in secondo piano, tanto da farci meritare questa pesante condanna in sede comunitaria.

Quando, da giovane Pretore, negli anni 70 iniziai ad occuparmi della tutela del litorale laziale, un sindaco mi disse candidamente che la costruzione di fognature ed impianti di depurazione non porta voti. Vogliamo dimostrare che i tempi sono cambiati?

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