Governo Conte bis? Io lo chiamo ‘governo Mazinga’, per via dell’unione tra Di Maio e Zingaretti. Ha migliaia di punti i deboli che rende tutti perplessi, ma è forse l’ultima stazione prima del precipizio chiamato Salvini, Meloni e altre frattaglie residuali di destra. Se, però, fai un governo del genere, con tutte le sue difficoltà, ci devi credere. Altrimenti stai a casa”. E’ il commento del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, nel corso di Otto e Mezzo (La7), al nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

E osserva: “Io vedo una scarsissima fiducia nel governo Conte bis anzitutto da parte di chi ha fatto nascere questo governo. Mi riferisco ai renziani, e me lo aspettavo. Non mi riferisco a Zingaretti, che ho visto ieri con stupore da Floris con un certo entusiasmo garrulo. Ma trovo francamente irricevibile questa morte da crisantemo triste che denota Di Maio ogni volta che parla di questo governo. Io ieri sera l’ho visto a Dimartedì e aveva l’entusiasmo che Vittorio Feltri ha quando va dall’urologo. Aveva una mestizia assoluta, non ha nominato quasi mai il Pd, ma parlava sistematicamente di Salvini come un amante tradito. Mi ha ricordato – continua – quelle storie in cui un tuo amico viene tradito da una bellissima ragazza e ci rimane male, ma poi lo vedi dopo qualche mese con una che gli fa schifo e di cui si vergogna nell’averla accanto, però deve far vedere che sta andando avanti. Ecco, Di Maio o ci crede o stia a casa. Non si può partire con un ‘Mazinga’, che ha tutte le difficoltà del mondo, e uno dei due contendenti di maggioranza è il primo che non ci crede”.

Scanzi, poi, rispondendo a una domanda della conduttrice Lilli Gruber, analizza i punti che il Pd e il M5s potrebbero imparare l’uno dall’altro: “Credo che il Pd dai 5 Stelle dovrebbe prendere l’attenzione nei confronti della questione morale, che era un tema storico della sinistra e che è stato completamente sottaciuto soprattutto durante la fase renziana. E dovrebbe anche mutuare l’interesse per il tema ambientale, un’altra battaglia storica della sinistra che, però, ultimamente è stata molto più 5 Stelle che non Pd”.

Il giornalista prosegue: “I 5 Stelle dal Pd dovrebbero, invece, prendere l’attenzione nei riguardi degli ultimi. E mi riferisco al tema dei migranti, perché è una cosa che larga parte del M5s ha proprio dimenticato e appaltato a Salvini. E dal Pd i 5 Stelle dovrebbero imparare un’altra cosa: il rispetto nei confronti dei cosiddetti professionisti della politica. Questa storia secondo cui, se uno di lavoro fa il politico, è automaticamente un ladro, un bischero, uno stupido, è una sciocchezza. Ci sono politici irricevibili e inaccettabili – chiosa – che fanno politica da 40 anni solo per le poltrone, e ci sono dei grandi galantuomini, tanto a destra, seppure un po’ meno, quanto nel centro e a sinistra. E la storia di questo Paese ne è piena. I 5 Stelle dovrebbero capire questo. Significherebbe anche diventare un po’ più umili e un po’ meno arroganti”.

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