Mario Draghi supera ancora una volta le differenze nel direttivo della Bce e lascia in eredità a Christine Lagarde, che ne prenderà il posto a novembre, un pacchetto di stimoli molto corposo. Compreso un “bazooka” ricaricato che entusiasma i mercati. Ma nel frattempo il presidente uscente lancia un messaggio ai leader europei: la politica monetaria da sola è insufficiente per far ripartire l’inflazione e la crescita dell’Eurozona e “la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda” e avere “un ruolo molto più attivo”. Tradotto: i governi che hanno la possibilità di varare interventi espansivi – leggi investimenti o tagli alle tasse – devono farlo il prima possibile. Chiaro il riferimento alla situazione della Germania, dove lo spazio fiscale abbonda ma l’esecutivo continua ad essere restio alla prospettiva di spendere in deficit, nonostante l’evidente rallentamento della “locomotiva”. Proprio oggi l’istituto economico Ifo ha tagliato la stima di crescita per il 2019 a 0,5% da 0,6%, prevedendo nel terzo trimestre una recessione.

Gli stimoli: dal nuovo qe ai prestiti agevolati per le banche – Dal canto suo il consiglio direttivo della Bce, contrariamente alle attese delle ultime ore, ha varato oggi un nuovo programma di quantitative easing che prevede l’acquisto di bond per 20 miliardi di euro al mese – contro i 60 miliardi del primo qe – e partirà a novembre per continuare “tutto il periodo necessario a rafforzare l’impatto accomodante dei tassi”. Via libera dunque a nuovo round di quelle politiche non convenzionali messe in campo da Draghi a partire dalla crisi dei debiti sovrani e culminate nel qe che si è concluso l’anno scorso. Il direttivo ha deciso anche, come da attese dei mercati, di tagliare il tasso sui depositi presso l’Eurotower a -0,50% da -0,40%, ma esentando una parte dei soldi depositati dalle banche, che lamentavano un impatto negativo sulla redditività. E per gli istituti dell’Eurozona arriva anche un nuovo maxi-prestito a lungo termine (Tltro), con scadenza allungata da due anni a tre e tassi più bassi per gli istituti che prestano al di sopra di un certo livello.

Il fronte dei contrari nel consiglio direttivo – L’ex governatore di Bankitalia aveva fatto balenare la possibilità di un secondo qe a fine luglio e Olli Rehn a metà agosto aveva parlato di un pacchetto “oltre le attese”. Ma contro l’opzione di un nuovo allentamento su larga scala c’era un fronte agguerrito. A partire dai governatori ‘falchi’ di Paesi come Germania, Austria, Finlandia, Olanda e della consigliera esecutiva (tedesca) Sabine Lautenschlaeger, insieme alla posizione prudente di Francois Volleroy de Galhau (Banca di Francia). Draghi ha ammesso che durante la riunione qualcuno era propenso ad attendere, sono emerse “differenze sulla valutazione della gravità dello scenario” e c’è stata “più diversità di vedute” nella valutazione se fosse “appropriato” riprendere gli acquisti del qe. In ogni caso “non c’è stato bisogno di votare, vista l’ampia maggioranza“. Al contrario Draghi “c’è stato consenso unanime sul fatto che la politica fiscale deve essere il principale strumento”, per la crescita e “largo accordo” su forward guidance, tassi e Tltro.

Crollando i rendimenti dei titoli di Stato, spread Btp-Bund giù a 138 – Il pacchetto di stimolo, molto corposo, ha provocato l’immediata la reazione dei mercati: in calo i rendimenti di tutti i titoli di Stato europei. Il tasso sui Btp decennali italiani ha toccato un nuovo minimo storico dello 0,77%, con un calo del rendimento di 15 punti base, per poi risalire lievemente e chiudere a 0,86%. Lo spread rispetto al rendimento del Bund, a sua volta sceso di otto punti, in chiusura si è ristretto a 138 punti base, ai minimi da maggio 2018. Il tasso dell’Oat francese è crollato di 11 punti come quello dei titoli greci. Giù di 10 punti anche i tassi sui titoli portoghesi. E l’euro è sceso sotto la soglia 1,10 dollari, per l’invidia del presidente Usa Donald Trump che ha accusato la Fed di “star seduta” mentre l’omologa europea agisce.

“Inflazione resta sotto l’obiettivo e l’economia dell’Eurozona è debole” – “Le decisioni di oggi riflettono un’inflazione che continua ad essere al di sotto dell’obiettivo del 2%” e “le informazioni in arrivo indicano una debolezza dell’economia dell’Eurozona più protratta, importanti rischi al ribasso e un’inflazione debole”, ha spiegato Draghi in conferenza stampa, la sua penultima prima che all’inizio di novembre gli subentri l’ex direttrice dell’Fmi. “Il pil dell’eurozona è salito dello 0,2% nel secondo trimestre e i dati in arrivo continuano a indicare una crescita positiva ma in rallentamento”. Le proiezioni di settembre dello staff della Bce “stimano una crescita del pil di 1,1% nel 2019, 1,2 nel 2020, 1,4 nel 2021″: c’è stata una revisione al ribasso sia per l’anno in corso sia per il prossimo. L’inflazione è data all’1,2% nel 2019, 1% 2020 e 1,5% nel 2021: su tutto l’orizzonte è prevista dunque su livelli più bassi rispetto a quelli stimati in precedenza. Infine, Draghi ha ribadito che l’attuale intonazione lievemente positiva della politica fiscale nell’Eurozona non è sufficiente: i governi che hanno “spazio fiscale” – come quello tedesco – “dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo”. In prospettiva “la politica fiscale dovrà diventare il principale strumento“. E “in altre giurisdizioni”, ha ricordato, “ha giocato un ruolo molto più importante”.

Pieno all’asta dei Btp: anche il rendimento dei triennali va sottozero – In attesa degli annunci in arrivo da Francoforte, in Italia il Tesoro aveva fatto il pieno all’asta dei titoli di Stato collocando tutti i 7,75 miliardi di euro di Btp a 3, 7 e 30 anni offerti con tassi in forte calo. Anche il rendimento medio del triennale è sceso in territorio negativo a -0,01% (da 0,49% del collocamento di luglio), in scia ai cali generalizzati che si stanno registrando in tutta l’area euro per effetto del programma di acquisto di titoli e delle conseguenti aspettative dei mercati. Il tasso del 7 anni ha toccato il minimo storico a 0,56% da 1,24% e quello del 30 anni è sceso a 2,06% da 3,65 per cento.

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