Joshua Wong, l’attivista leader delle proteste in corso a Hong Kong, è stato scarcerato e ora è atteso a Berlino, dove dovrebbe essere ricevuto al Bundestag come ospite d’onore dell’evento BILD-100, la festa del quotidiano Bild. Il 22enne era stato già arrestato il 30 agosto e rilasciato su cauzione lo stesso giorno, con l’accusa di organizzazione, incitamento alla partecipazione e adesione all’”assedio” della sede centrale della polizia di Wan Chai, compiuto dai manifestanti il 21 giugno. In seguito gli è stato concesso lo status di libertà condizionata che Wong non avrebbe rispettato viaggiando oltre i confini nazionali. La polizia ha infatti ritenuto che stesse violando il divieto di espatrio, in scadenza il 12 settembre. L’attivista è stato quindi rimesso agli arresti domenica 7 settembre al suo rientro da Taiwan, per essere scarcerato oggi 9 settembre. L’arresto sarebbe stato un errore determinato da una documentazione poco accurata, secondo quanto riportato dal South China Morning Post.

“La mia detenzione è del tutto inaccettabile e inappropriata perché mi ha privato della libertà di movimento in base a speculazioni infondate”così ha commentato l’attivista – che ha iniziato la sua carriera quando aveva 12 anni ed è stato leader del “movimento degli ombrelli” – proprio sulle pagine del Bild, prima di salire sull’aereo diretto in Germania, con 24 di ritardo rispetto al programma: “Ora che posso finalmente iniziare il mio viaggio a Berlino, vorrei ringraziare i miei colleghi che hanno lavorato tutta la notte per fornire tutto il supporto necessario nella circostanza del mio arresto”.

Il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha espresso l’intenzione di incontrare Wong, affermando di non sapere ancora se sia arrivato a Berlino, ma di essere a conoscenza soltanto del fatto che è in viaggio: “Se Wong sarà in città – ha affermato – sono ben volentieri pronto a incontrarlo, potrebbe esservi l’opportunità di fissare un appuntamento già questa sera”. Lo riporta il settimanale tedesco Stern. Maas si è poi detto lieto del rilascio di Wong e ha osservato che il sistema giuridico dell’ex colonia britannica “si fonda sullo Stato di diritto”: il rilascio di Wong è “un segnale positivo che lo rende chiaro”. “Le espressioni di opinione, la libertà di espressione e la sua percezione, anche nelle strade, sono un principio importante”, ha detto poi Maas in merito alle proteste che agitano il territorio. “Un diritto che le persone esercitano e, nella sua attuazione, non si deve essere soggetti ad alcuna restrizione. In questo senso, auspichiamo che il conflitto in corso a Hong Kong si riduca gradualmente”, ha concluso.

Wong potrà quindi proseguire nella ricerca di sostegno internazionale alla causa di Hong Kong. Dopo la Germania si recherà negli Stati Uniti, sul cui appoggio i manifestanti puntano molto: domenica 8 settembre la marcia – a cui hanno partecipato migliaia di persone – si è conclusa al consolato americano con la richiesta esplicita di aiuto al presidente Donald Trump, tra bandiere e inno nazionale a stelle e strisce. In serata, i violenti scontri tra parte dei manifestanti e polizia ha portato all’arresto di oltre 150 persone. Gli studenti sono sempre più coinvolti: avrebbero partecipato 139 istituti, stando ai numeri di Demosisto, organizzazione a favore della democrazia a sostegno dell’autodeterminazione per Hong Kong. Il loro raduno parte dalla rete, con l’hashtag #5DemandsNotOneLess, riferito ai cinque punti richiesti dai manifestanti. Uno, l’abolizione della legge che autorizzava l’estradizione in Cina, è stato ottenuto. Gli altri, fra cui le dimissioni di Carrie Lamb e l’avvio di indagini accurate sul discutibile operato della polizia, sono ancora lontani.

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