Non era poi così anziano Ferdinand Piech, il “grande vecchio” dell’industria tedesca dell’auto: è morto domenica all’età di 82 anni, dopo essersi accasciato in un ristorante in cui si era recato sabato sera in compagnia della moglie. Tuttavia, la notizia è stata diramata solo poche ore fa. La sua dipartita segna la fine di una pagina di storia importante dell’automotive, che ha visto Piech portare il gruppo Volkswagen, che ha diretto come amministratore delegato dal 1993 al 2002, alla leadership del settore automobilistico mondiale.

Viennese, classe 1937, nel giugno del 2015 era stato persino insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nipote di Ferdinand Porsche, dopo la laurea in ingegneria meccanica aveva iniziato a lavorare presso lo stabilimento Porsche di Zuffenhausen nel 1963. Dodici anni dopo entra nel cda di Audi di cui diventa amministratore delegato nel 1983: sotto la sua guida la marca degli Anelli commercializza la trazione integrale “quattro”, i motori TDI e inizia quel cammino di ascesa che la porterà ai livelli delle blasonate Mercedes e BMW.

L’ultimo colpo da maestro Piech lo piazza nel 2012, contribuendo a far acquisire al gruppo Volkswagen la maggioranza della Porsche (che, negli anni precedenti, aveva provato a suo volta ad appropriarsi della VW), sublimando i rapporti industriali che erano sempre stati in essere fra le due aziende: un legame che trova origine sotto il regime nazista, quando all’ingegner Ferdinand Porsche, il nonno di Ferdinand Piech appunto, venne commissionata la progettazione della prima Volkswagen, l’auto del popolo che doveva motorizzare la Germania.

Sotto l’ala di Piech, che era affetto da dislessia, il gruppo Volkswagen è diventato negli anni proprietario di marchi come Bentley e Bugatti, Lamborghini, Seat, Skoda e Ducati (aveva un pallino pure per le due ruote il grande vecchio). E in tanti anni di carriera non sono mancati fisiologici flop, spesso dovuti proprio all’ossessione di Piech per le auto, talvolta desiderate e avviate alla produzione a prescindere dalla loro profittabilità: ne sono esempi disastri finanziari su quattro ruote come Volkswagen Phaeton, Bugatti Veyron e Audi A2.

La nuova edizione della Beetle del 1997? Anche quella fu opera di Piech che, si dimise da Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen AG a fine aprile del 2015 (ruolo che ricopriva dal 2002), dopo una guerra aziendale interna contro l’allora amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, finito a sua volta “tumulato” sotto le macerie dello scandalo dieselgate. Lo stesso che il grande vecchio aveva schivato per un soffio e che, successivamente, ha usato contro Winterkorn.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Cupra e FC Barcelona, quando il calcio sposa la mobilità elettrificata e urbana

next
Articolo Successivo

Ford Puma, il bagagliaio diventa una vasca da bagno per l’amico a quattro zampe

next