di Nicola Melzani

Da due anni il Var è entrato a far parte del nostro campionato. La sua presenza ha sicuramente influenzato il gioco, forse ancor più di quanto si pensasse. A mio parere il suo impatto è stato complessivamente negativo, condizionando e falsando l’esito delle partite ancor di più degli errori che avvenivano prima del suo avvento. Ma analizziamo nel concreto “l’effetto Var” partendo dagli effetti diretti.

Il fuorigioco: grazie al Var si può determinare con precisione se ci sia o meno il fuorigioco togliendo praticamente ogni possibilità d’errore e quindi il suo intervento su questo aspetto del gioco è stato sicuramente positivo.

Calci di rigore: un disastro. Il fallo da rigore è sempre stato il più controverso e difficile da valutare con ampia discrezionalità da parte degli arbitri. Se certi episodi sono evidenti, ce ne sono tantissimi altri in quella che si può definire una zona grigia dove per alcuni l’episodio è da rigore e per altri no. In questi casi il Var non serve a nulla. Così capita di non vedere assegnati rigori che sembrano esserci al 75%, ma per il Var non sono episodi così chiari da giustificare il suo intervento, e rigori dati per minimi contatti ma che dal Var vengono interpretati come chiari errori. Tutto questo crea il caos e la totale incertezza su cosa si può fare o non fare in area, basta pensare alle cervellotiche valutazioni dei falli di mano. Da notare le facce dei giocatori quando in campo c’è una interruzione da Var. Spesso non sanno cosa si stia guardando e aspettano la decisione arbitrale come se fosse l’estrazione di una lotteria sperando però che non esca il loro numero.

Gol non gol: ad ogni gol realizzato o annullato parte dal Var una sorta di radiografia dell’azione. Come per i calci di rigore si entra spesso nel campo della discrezionalità arbitrale, ma con l’aggravante che si può andare a pescare anche un mezzo fallo avvenuto 30 secondi prima per annullare il gol assegnato. Domanda: se io guardo per un minuto tutti i 22 giocatori in campo quante probabilità ho di vedere almeno una minima scorrettezza?

Passiamo ora alle conseguenze indirette del Var.

Protagonismo: col Var dovevano esserci meno polemiche da moviola. In realtà ce ne sono molte più di prima. Con l’aggiunta di una nuova casistica: l’arbitro doveva andare al Var o non doveva andare al Var?

Perdite di tempo: gli interventi, alcuni di pochi secondi altri da 4/5 minuti di interruzione, portano a continui spezzettamenti del gioco e maxi recuperi.

Effetto sui calciatori: in Spal-Fiorentina, la squadra di casa segna il gol regolare del 2-1, a quel punto interviene il Var che segnala un episodio da rigore per la Fiorentina nell’azione precedente. Risultato? 1-2 per la Fiorentina e contraccolpo psicologico per la Spal che finisce per perdere 1-4. Il Var, con il suo intervento, non ha semplicemente corretto un presunto errore arbitrale ma ha provocato conseguenze sulla prestazione complessiva delle squadre in campo.

Effetto sugli arbitri: senza Var si arbitra in un modo, con il Var si arbitra in un altro modo. Perché in determinate situazioni, l’arbitro sa che verrà aiutato, affiancato, teleguidato dal Var. Quindi non è vero che il Var corregge semplicemente le sviste arbitrali ma effettua già solo con la sua presenza un condizionamento preventivo sulle decisioni arbitrali in campo.

Effetto nei tifosi: vedono la propria squadra segnare ma non possono più esultare e godersi il momento, anzi, entrano in uno stato di ansia, che può durare diversi minuti, in attesa del giudizio del Var. O anche vivere momenti surreali come quando vedono una azione che sanno essere in fuorigioco, ma che il guardalinee non segnala perché tanto dopo ci pensa il Var, e così si guardano delle giocate che non avranno alcun significato, visto che poi il nastro della partita verrà riavvolto facendo del Var una specie di demoniaca macchina del tempo.

Ecco perché detesto il Var, e chi ama il calcio non può che essere d’accordo con me.

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