“Il Movimento 5 stelle ha oggi un potere contrattuale immenso”. Proprio mentre i capigruppo 5 stelle e Pd si sedevano al tavolo per iniziare le trattative e provare a far partire il governo giallorosso, l’ex deputato M5s Alessandro Di Battista ha scritto un post che chiede di considerare ancora aperte tutte le porte e di rialzare la posta. Fin dall’inizio delle crisi, il grillino si è esposto con i suoi chiedendo il ritorno alle urne, ma dopo l’incontro con Beppe Grillo di domenica scorsa si era allineato alla linea dei vertici M5s. Oggi, in un intervento su Facebook, ha definito positive le aperture della Lega al Movimento, mentre, nel merito del tavolo con il Pd, ha ribadito di essere molto sospettoso della capacità dei dem di restare compatti. Insomma, è il ragionamento, non si fida di Matteo Renzi. Il capo politico 5 stelle Luigi Di Maio, intercettato poco dopo, ha smentito che sia stato un gesto di rottura rispetto alla linea ufficiale del Movimento: “Con Alessandro ci sentiamo sempre. È chiaro che il concetto espresso da lui non solo è legittimo, ma sano in una democrazia”. Quindi rivolto al Pd, ha dichiarato: “Si chiariscano le idee sul taglio dei parlamentari. Io sono rimasto alle aperture di Zingaretti, ma vedo che già litigano”. Morale: dentro il M5s la prudenza sulla effettiva riuscita della trattativa con i dem è tanta. Al fianco di Di Maio anche il sottosegretario 5 stelle Manlio Di Stefano, che ha ricordato però la difficoltà di rapporti con il Carroccio: “In questo momento c’è un tavolo col Pd e credo che non sia prevedibile un fallimento: Mattarella è stato chiaro vuole un governo credibile e duraturo. Salvini ha tradito ed è inaffidabile: e io non vedo una Lega senza Salvini”. Ma, ha chiuso, “le condizioni le dettiamo noi”.

Di Battista ha scelto di esporsi dopo che sui quotidiani sono usciti vari articoli che hanno interpretato il suo silenzio come una sconfessione della linea ufficiale. “Tutti ci cercano”, è l’attacco del post Facebook. “Un potere del genere è essenziale sfruttarlo nell’esclusivo interesse dei cittadini. Il mio pensiero è questo, è la prima volta che scrivo da giorni e ciò che penso nulla ha a che vedere con le ricostruzioni di giornalisti sempre più confusi”. Io sono convito che andando al voto adesso, presentandoci compatti e facendo una grande campagna elettorale, prenderemmo valanghe di consensi. Perché Salvini è molto più debole di quanto appaia e perché se si andasse al voto il Pd ci arriverebbe spaccato in 2,3 o 4 pezzi”. E’ questa la posizione che Di Battista ha espresso fin dall’inizio, da quando i vertici si sono riuniti per cercare di capire come affrontare al meglio il dopo Conte. “Ciononostante e lo dico da cittadino, non vorrei mai che la prossima legge di bilancio la scrivesse l’Unione Europea e tale rischio è altissimo votando a fine ottobre”.

Quindi l’ex deputato ha elencato le sue condizioni per andare avanti: “Pretendo due cose: 1. il taglio dei parlamentari 2. la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton. Sono convinto che questi due obiettivi si possano raggiungere in questa legislatura, nella prossima sarebbe molto più difficile”. E ha rilanciato i due forni aperti: “Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un presidente del Consiglio del Movimento 5 stelle. Ho visto inoltre porte spalancate da parte del Pd. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il Pd”: E ha chiuso: “Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il Paese. Via 345 parlamentari e via i Benetton dalle nostre autostrade. Chi ci sta? La vaghezza lasciamola ai professionisti del nulla assoluto. Il Movimento, proprio come ha fatto ieri Luigi, bada al sodo”.

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