Licenziare legalmente i transgender solo per il fatto di essere, appunto, trans. È il nuovo obiettivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha chiesto alla Corte Suprema di legalizzare la norma appellandosi al Civil Rights Act. Secondo il Titolo VII della legge federale sui diritti civili del 1964, infatti, solo il “sesso biologico”, e non quello che si vuole acquisire, è protetto dalle discriminazioni. Se la linea dell’amministrazione passasse, si tratterebbe di un altro schiaffo per la comunità Lgbtq, già pesantemente attaccata da Trump.

L’obiettivo è creare un precedente. L’amministrazione spera infatti che il tribunale a maggioranza conservatrice emetta una sentenza che accolga la posizione espressa dal dipartimento di Giustizia in relazione al caso di una donna transgender, Aimee Stephens, licenziata dopo che aver effettuato il cambio di sesso. Per il dipartimento, infatti, come riferiscono i media americani, la legge federale tutela solo il sesso di nascita, e non quello scelto. “Semplicemente non parla di discriminazione a causa di identità di genere dell’individuo o di disconnessione tra identità di genere e sesso dell’individuo”, riferisce il dipartimento che sottolinea come negli anni ’60, quando la norma è stata scritta, il significato di “sesso” fosse “sesso biologico”.

Sul caso Stephens, una Corte d’appello ha già stabilito che il licenziamento è stato discriminatorio, perché la donna “rifiutava di adeguarsi alla concezione stereotipica che il suo datore di lavoro aveva del suo sesso”. La sentenza, però, non è definitiva e il prossimo 8 ottobre sarà proprio la Corte Suprema a doversi esprimere, con il rischio che questo cambi le carte in tavola per i diritti Lgbtq.

Immediate le reazioni delle organizzazioni. “Il principio di uguaglianza è semplice e ovvio. È una disgrazia che il governo cerchi di limitare le norme anti-discriminazione”, ha affermato Chris Geidner, di Justice Collaborative. “La gente non realizza che la posta in gioco è elevata e va al di là delle comunità trans e LGB, perché riguarda ogni persona che si scosta dagli stereotipi sessuali: donne che vogliono indossare i pantaloni al lavoro, uomini che vogliono più responsabilità nella cura dei figli. Anche queste tutele sono in pericolo con le tesi avanzate dall’amministrazione Trump”, gli ha fatto eco Chase Strangio, legale dell’associazione American Civil Liberties, che rappresenta la Stephens in tribunale.

Non è la prima volta che l’amministrazione Trump ha come bersaglio le persone transgender: nel luglio 2017 il magnate repubblicano annunciò il divieto alla minoranza di servire nell’esercito, ribaltando politiche inclusive dell’era Obama e attribuendo loro “enormi costi medici e problemi”, nonché scatenando una battaglia legale.

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