Perché in Italia è così difficile rendere conto? Persino quando il conto è stato pagato dal sangue degli innocenti, come le vittime del ponte Morandi che oggi, 14 agosto, ricordiamo nell’anniversario del disastro, sembra impossibile giungere alla radice della questione. Come se la catastrofe potesse essere sanata da un assegno. E poi? E poi il club degli imprenditori che detengono questa cassa enorme, il cosiddetto pedaggio, una tassazione parallela e quotidiana a cui tutti i viaggiatori sono obbligati, possono proseguire nell’attività. Sembrava che il governo avesse posto giustamente la questione della revoca delle concessioni: una catastrofe di simili proporzioni autorizzava a valutare anche le sanzioni più severe.
Invece nisba. La crisi toglie di mezzo ogni ipotesi di revoca, e il Parlamento, per la sua maggioranza, non sembra essere interessato ad aprire gli occhi e guardare, indagare, domandare e poi magari decidere anche la sanzione più dura. Salvini ha aperto la crisi ed è già in campagna elettorale. Le priorità divengono altre.
E così l’Italia conferma di nuovo la sua abitudine a dimenticare presto, ad avere memoria solo dell’istante, come il nome di questa rubrica. E’ così per le grandi responsabilità, come appunto questa tragedia dimostra, ed è così per quelle più modeste. Quanti finanziamenti perdono le amministrazioni locali per imperizia, per pigrizia, per indolenza dei propri uffici? Quanti cantieri si incagliano per le negligenze dei progettisti? Quanti lavori si perdono, e quanta ricchezza va in fumo per l’inerzia di chi dovrebbe invece avere il compito opposto?
Nessuno lo sa. E nessuno lo sa perché chi dovrebbe dirlo, chi potrebbe dirlo, non lo fa.
Quando sia parla di finanziamenti giacenti, non spesi, si pensa anche ai motivi? E se sì, si domanda anche chi doveva e poteva farli spendere perché non lo ha fatto?
Ecco, ci fermiamo al prima e non teniamo conto del dopo. Ci emozioniamo per il dramma, quando esso si presenta, ma non ci curiamo di quel che accadrà domani.
E così chiediamo lavoro a chi ce l’ha appena fatto perdere, solidarietà a chi dimostra di essere razzista, integrità a chi si è fatto corrompere e uguaglianza a chi conosce solo privilegi.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Se il comizio di Salvini si trasforma in una esperienza sensoriale

next
Articolo Successivo

I primi effetti della crisi: meno parole al vento

next