Facebook ha sempre negato, ma in realtà ha pagato centinaia di operatori esterni per trascrivere in testo i messaggi vocali trasmessi dagli utenti tramite la chat. La notizie viene riportata dall’agenzia Boomberg, alla quale è stata confermata dalla stessa azienda di Zuckerberg, che, dopo aver a lungo negato ha ammesso perché “autorizzati dagli utenti”. Anche l’azienda appaltatrice del servizio e i suoi dipendenti hanno confermato la cosa: Facebook si serviva di loro, ma ora ha smesso. Alcuni esperti però sostengono che nell’informativa per condizioni d’uso non ci fossero indicazioni relative al trattamento dei dati vocali trasmessi tramite Messanger.

I dipendenti a contratto che hanno accettato questo lavoro e che hanno dato le loro testimonianze sotto anonimato per paura di perdere il lavoro, hanno raccontato che nessuno aveva spiegato loro quale fosse l‘origine dei messaggi vocali e nemmeno quale fosse per Facebook l’utilità dell’operazione. Almeno una società che ha esaminato le conversazioni degli utenti è la TaskUs Inc., di cui Facebook è uno dei clienti più grandi e importanti. I dipendenti non sono autorizzati a menzionare pubblicamente a chi serve il loro lavoro e chiamano il cliente con il nome in codice “Prisma”.

La società invece ha spiegato che lo scopo era verificare se l’intelligenza artificiale di Facebook interpretava correttamente i messaggi, che erano resi anonimi e che comunque gli utenti avevano dato il loro consenso selezionando le opzioni dell’app.”Proprio come Apple e Google, abbiamo messo in pausa la revisione umana dell’audio più di una settimana fa”, ha assicurato poi la società ilo 13 agosto. La stessa TaskUs ha in effetti confermato che “Facebook ha chiesto di mettere in pausa questo lavoro più di una settimana fa”.

La politica di utilizzo dei dati di Facebook, rivista lo scorso anno per essere resa più comprensibile agli utenti, non menziona gli audio, introdotti in Messanger dal 2015. Tuttavia, Facebook afferma che raccoglierà “contenuti, comunicazioni e altre informazioni fornite dall’utente” quando “inviano messaggi o comunicano con altri”. “I sistemi elaborano automaticamente il contenuto e le comunicazioni fornite da te e dagli altri per analizzare il contesto e ciò che è in essi”. Il colosso di Zuckerberg non menziona comunque un team di trascrizione, ma fa vagamente riferimento a “fornitori di servizi che supportano la nostra attività” analizzando “come vengono utilizzati i nostri prodotti”.

Il gigante dei social network, che ha appena concluso un accordo da 5 miliardi di dollari con la Federal Trade Commission degli Stati Uniti dopo un’indagine sulle sue pratiche sulla privacy, aveva sempre negato di raccogliere audio dagli utenti. L’amministratore delegato Zuckerberg aveva negato direttamente nella testimonianza del Congresso nell’aprile 2018, riferendosi all’accusa di invasione della privacy come a una “teoria della cospirazione”. “Accede al microfono degli utenti – aveva spiegato la società nella stessa occasione – solo se hanno autorizzato la nostra app e se stanno attivamente utilizzando una funzione specifica che richiede l’audio (come le funzionalità di messaggistica vocale).”

Non si tratta della prima azienda che finisce al centro delle polemiche per la trascrizione di file audio di dubbia autorizzazione, al fine di migliorare le tecnologie di assistenza. Anche Apple e Google, hanno ammesso di aver fatto questa operazione, ma negli scorsi giorni hanno annunciato di averle interrotte. Era stata sempre Bloomberg a riferire per la prima volta lo scorso aprile che Amazon aveva un team di migliaia di lavoratori in tutto il mondo che ascoltava le richieste audio di Alexa. Il colosso dell’e-commerce, invece, ha spiegato che permetterà agli utenti di impedire l’utilizzo per la trascrizione dei messaggi vocali scambiati con l’assistente vocale Alexa.

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