In Italia i dipendenti bancari sono 64mila in meno rispetto a dieci anni fa: tra il 2008 e il 2018 sono diminuiti del 18,9%, contro una media europea del 17%. Lo calcola l’Area Studi di Mediobanca nel suo studio sulle banche internazionali. Tra i grandi istituti italiani spicca Unicredit, che ha quasi dimezzato i suoi dipendenti, passati dai 176mila circa del 2008 ai 96.348 di fine 2018. Una diminuzione non a perimetro omogeneo ma a seguito di numerose cessioni. E il gruppo si prepara a un’altra tornata di 10mila esuberi. Per quanto riguarda le altre grandi banche, nei dieci anni Intesa San Paolo ha diminuito i dipendenti del 15%, Monte dei Paschi di quasi il 30%.

Nell’Unione europea in totale ci sono state 470mila uscite, ma il quadro non è omogeneo. Spagna e Olanda sono quelle che hanno tagliato più posti, rispettivamente -35,2% e -37,8%. La Germania è in linea con l’Italia nei dieci anni (-17,6%), mentre per la Francia la riduzione è stata marginale (-3,7%).  Il decennio 2008-2018 evidenzia anche la forte tendenza alla riduzione del numero di sportelli (-27,7%). L’Italia li ha ridotti del -25,5%, di poco sotto la media europea. La Francia solo del 7,5%.

Per quanto riguarda il costo del lavoro, la situazione dell’Italia è buona e migliore di quella di altre banche in Europa. Nel 2018, il cost/income, uno dei principali indicatori dell’efficienza gestionale della banca, è al 63,6% nei primi due istituti italiani, mentre è all’87,3% nei primi tre istituti tedeschi. Anche quello dei primi due istituti svizzeri è alto, al 77,7%. E, riferisce R&S Mediobanca, questi livelli sono alti per l’elevato costo del lavoro pro-capite dell’investment banking, ad esempio pari a 242mila euro per Deutsche Bank, che nel 2018 registra un cost/income ratio del 93%. Ai primi due istituti spagnoli spetta il cost/income ratio migliore (52,1%).

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