Una diffida al presidente della giunta regionale del Veneto Luca Zaia, affinché si costituisca parte civile nel procedimento penale per sospetti di gravi irregolarità nella costruzione di una galleria lunga sette chilometri della Pedemontana Veneta. E, contemporaneamente, la richiesta di chiarire se il direttore dei lavori dell’opera cantierata più grande in Italia (costo complessivo due miliardi e mezzo di euro) avesse i requisiti richiesti nel momento in cui ha assunto l’incarico per conto della Società Pedemontana Veneta, emanazione della concessionaria Sis.

CoVePa, il comitato che raccoglie i cittadini contrari alla realizzazione della superstrada a pagamento che attraverserà le province di Vicenza e Treviso, ha fatto pervenire la diffida al governatore Zaia proprio alla vigilia di un consiglio regionale straordinario che si annuncia burrascoso. Lo hanno chiesto le minoranze a una decina di giorni dal sequestro (è il terzo in due anni) della galleria lunga 7 chilometri che dovrà collegare Castelgomberto a Malo. Il primo sequestro avvenne nel 2016, dopo la morte di un operaio travolto da un crollo. Il secondo nel 2017, a causa di un vasto cedimento della volta. Adesso la Procura di Vicenza ha scoperto che parte dei materiali utilizzati (acciaio, cemento, pvc) non avrebbero la certificazione CE e sarebbero, quindi, meno resistenti. Le intercettazioni ambientali hanno aggiunto prove e dimostrato che gli operai vanno a lavorare temendo per la propria incolumità. Per questo i cantieri sono stati bloccati.

Zaia ha annunciato che sarà presente in consiglio regionale e spiegherà tutto in merito a un’opera che la Lega ha fortissimamente voluto. Le opposizioni (Cinquestelle, Pd, Liberi e Uguali) chiedono verifiche immediate sull’esecuzione dei lavori e sui materiali utilizzati nel preparare il cemento armato. Nel frattempo Matilde Cortese, Massimo Follesa ed Elvio Gatto, del CoVePa spiegano: “Abbiamo inviato notifica e diffida a Luca Zaia per sapere se si costituirà parte civile. Troppe volte abbiamo sentito dire che la Regione è parte offesa, ma alle chiacchiere non sono seguiti i fatti. Vediamo se avrà il coraggio di prendere provvedimenti contro chi avesse tenuto comportamenti che violano la buona e corretta amministrazione, e se verificherà gli atti di chicchessia, a partire dalla direzione della struttura di progetto della Pedemontana Veneta, dal responsabile unico del procedimento e dal commissario della SPV”.

E’ una bella patata bollente per la giunta regionale. Secondo il Comitato, “la Regione Veneto è coinvolta nei fatti che il pubblico ministero Carunchio addebita a quattro dirigenti tecnici della SIS, concessionaria della superstrada. Sono il direttore dei lavori ingegnere Adriano Turso, il direttore tecnico SIS geometra Salvatore D’Agostino, il capo cantiere Luigi Cordaro e il direttore dei lavori del tratto sequestrato, ingegnere Fabrizio Saretta”. CoVePa segnala da un paio d’anni forti “perplessità circa l’incarico della direzione lavori e le competenze necessarie per condurre il complesso cantiere della Pedemontana Veneta”. Le prime segnalazioni in tal senso erano arrivate in Regione dall’amministratore unico di Sics Ingegneria, la società che ha redatto i progetti preliminare e definitivo della Pedemontana. Tra Sics e la concessionaria Sis c’è un contenzioso, perchè la prima fu poi estromessa dalla fase realizzativa. Due anni fa Sics poneva a Zaia il problema del direttore dei lavori, una scelta interna avvenuta nel marzo 2015 dopo l’arresto (per un’inchiesta della Procura di Firenze riguardante altri grandi opere) del precedente direttore Sis, l’ingegnere Stefano Perotti. In poche ore era stato nominato Turso, che adesso è indagato.

L’avvocato Marco Corsini, commissario per la Pedemontana, un anno fa, dopo aver chiesto informazioni alla struttura regionale, aveva risposto: “Il direttore dei lavori ing. Turso è in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali per svolgere l’incarico”.

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