Fai un piacere a un amico e scoppia un bordello. C’è un regista “positivista-scientista” che propone American Moon, documentario riproposizione di antichi lavori altrettanto demenziali, vedi We never Went to the Moon di Bill Kaysing, 1974; oppure Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?, documentario della Fox del 2001, sul finto allunaggio dell’Apollo 11 e, in genere, sui “gomblotti” della Nasa. C’è l’amico del regista, anche lui “positivista-scientista” dichiarato, che apre il suo blog pseudo-tecnologico e per nulla scientifico con la dichiarazione di fede: “Io non ci credo” con l’obiettivo, non dichiarato, di fare pubblicità al lavoro “incredibile” (definizione corretta visto che non c’è nulla di credibile nella negazione dell’allunaggio) dell’amico. I lettori ringraziano e commentano a migliaia.

Chi si occupa davvero di scienza davanti alle uscite “teologiche” come deve comportarsi? Lasciare perdere? Dare dell’asino irrecuperabile? Non smettere di onorare la missione impossibile del fare capire? Dipende. Di certo il divulgatore di scienza, basandosi sui dati, i risultati ottenuti, le persone che li hanno prodotti, il dibattito e le critiche sollevate, deve raccontare in modo trasparente la realtà, oggettiva, non importa quanto complessa, complicata e difficile da spiegare, non nascondendo mai le proprie affiliazioni, le eventuali relazioni personali o professionali.

La comunicazione scientifica non racconta le opinioni, le interpretazioni più o meno filosofiche o teologiche della realtà. L’obiettivo è spingere le persone a domandarsi se le loro assunzioni siano o meno corrette e venire a termini, sempre con una sana dose di scetticismo, con il mondo così com’è, non come si desidera che sia. Quindi, l’opinionista Ivo Mej, che di scienza sa poco, per attrarre il lettore è autorizzato all’uso intensivo dei trucchi canonici della comunicazione: affermazione forte (“Io non credo all’allunaggio”); auto-protezione empatica (“naturalmente della mia opinione chissenefrega”); utilizzo delle tecniche di racconto dei complottisti, tra cui:

1. mai prove sperimentali originali, ma solo critiche e manipolazione di quanto fatto da altri;

2. false certezze: “50 anni fa non si aveva la tecnologia per andare sulla Luna”. Non è vero. Vedere cartella stampa della Nasa, domenica 6 luglio 1969;

3. riportare affermazioni, totalmente avulse dal contesto, di personaggi famosi ed esperti. Esempio: “Nessuno tra Oliviero Toscani, Toni Thorimbert, Aldo Fallai, Peter Lindbergh e Nicola Pecorini riesce a spiegare la stranezza di tutte quelle immagini (tutte? 25 su 8400) degli ‘allunaggi’ se non con la loro realizzazione in uno studio fotografico”. Come potrebbero. Nessuno di loro ha mai scattato una sola foto in assenza di atmosfera, con luce solare riflessa da qualunque oggetto presente sulla scena, non filtrata o diffusa;

4. trucco dell’”uno e centomila”: si citano 5 fotografi e si lascia al lettore la deduzione che rappresentino l’opinione condivisa dell’intera popolazione dei fotografi presenti sulla Terra;

5. trucco del “nome ricco mi ci ficco”: infarcire l’articolo con principi fisici altisonanti: “Per non parlare di uno degli argomenti principe della impossibilità di arrivare sulla Luna: l’attraversamento delle micidiali Fasce di Van Allen, in grado di ‘friggere’ qualsiasi apparato radio (non parliamo dei corpi degli astronauti)”. Di micidiale non hanno nulla, non sono delle fasce, non sono state attraversate, le radio non friggono se opportunamente schermate e lo stesso Van Allen ha spiegato che se tale regione dello spazio viene percorsa perifericamente, ad alta velocità, evitando le zone interne ad alta concentrazione di radiazioni ionizzanti, l’irraggiamento subito è analogo a quello di un esame radiografico. Van Allen ha anche aiutato a progettare le traiettorie lunari per minimizzare l’esposizione e ha esplicitamente dichiarato che tutta la faccenda della friggitoria spaziale non ha alcun senso: questo però non viene riportato;

6. dichiarare l’incompletezza delle informazioni riportate per dare forza alle pseudo-prove: trattasi di utilizzo del meccanismo dell’abduzione, ovvero trarre deduzioni da elementi inesistenti;

7. aneddoti falsi: “Voglio ricordare che nel 1994 un altro regista, l’americano Bart Sibrel, tentò di fare giurare sulla Bibbia Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins di essere davvero stati sulla Luna. Nessuno di loro volle farlo”. Falso. C’è chi ha giurato. Altri hanno considerato la richiesta offensiva. Altri lo hanno menato. Sibrel provoca i suoi interlocutori così da potere dire: “Avete visto?” Il 9 settembre 2002, ci ha provato con Buzz Aldrin, urlandogli addosso, nella hall di un albergo di Los Angeles, che era un “bugiardo, un ladro e un codardo”. Aldrin, anni 72, gli ha mollato un gancio destro, mandandolo al tappeto.

Bravo Mej, conosci il tuo mestiere. Non di tecnologo o di divulgatore di scienza, ma di manipolatore di lettori. Solo che stavolta hai esagerato. L’hai fatta fuori dal vasino. Hai scatenato migliaia di commenti – il sogno di ogni scrittore di blog – ma hai fatto dimenticare la data di proiezione del capolavoro cinematografico pubblicizzato e hai provocato l’ira funesta dei lettori che hanno chiesto al direttore Peter Gomez di prendere le distanze. Dopo che la direzione ha puntualizzato cosa sia ilfattoquotidiano.it e la differenza fra notizie e inchieste, sottolineando che è una piazza pubblica, senza censure, dove chiunque può commentare liberamente, sono grandinati un altro migliaio di commenti.

Vero. Non c’è censura. in otto anni che ci scrivo, mai capitato. Però è una pubblica piazza manutenuta da un privato che mi ospita. Apprezzo l’ospitalità e la onoro. Se mi comporto male e non vengo più invitato non è perché vengo censurato, ma perché sono semplicemente un gran maleducato. Una pubblica piazza che è un ecosistema mediatico e i mass media hanno la responsabilità etica e morale, che non è censura, di non catapultare mezze verità, o professioni di fede, nelle sue zone d’ombra, lavandosi le mani di quali possano essere le deduzioni, abduzioni e conseguenze tratte dai lettori, erroneamente considerandole verità. Mai dimenticare l’impatto devastante dei media su coloro che non hanno sistemi di riferimento e di guida.

Un’ultima osservazione. Dire: “io non ci credo”, non ha nulla a che fare con l’informazione o disinformazione scientifica, è un’affermazione di fede. La fede è un mistero teologico. La scienza è altro. Nessuno, in tutti questi anni, ha mai contestato le evidenze scientifiche delle missioni lunari: caratteristiche delle rocce raccolte, confermate da centinaia di laboratori, di ogni paese e fede politica; riflettore laser sulla superficie lunare; prova sperimentale della teoria di Galileo, (1971, missione Apollo 15) quando David Scott ha fatto cadere insieme una piuma e un martello ed entrambi hanno colpito il suolo lunare nello stesso istante. Esperimento possibile solo nel vuoto lunare. Sulla Terra c’è l’atmosfera che rallenta la piuma. Il tutto filmato su pellicola. Nel 1971 non avevamo gli effetti speciali, digitali o analogici, per costruire un falso del genere. Sono tutti fatti non confutabili e per questo sempre trascurati dai complottisti di mestiere.

Positivisti-scientisti o roba del genere, volete negare l’evidenza storica? Fate pure, si dimostra così quanto abbia fallito il sistema educativo scolastico. Volete crederci? Fate pure, ma non cercate di fare proseliti, per favore. Duemila e passa commenti. Considerando un minuto a commento sono oltre 30 ore di commenti. Alla tariffa oraria minima di 50 euro per ora, mi tengo volutamente molto basso, sono più di 1500 gli euro buttati via. Che spreco. Tanto rumore per nulla.

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