Molti anni fa scrissi a un collega per chiedergli come avesse fatto a rivisitare 1200 pazienti, indicati come campione in un lavoro scientifico a un congresso, mentre io avevo avuto grandi problemi a rivisitarne 62, gratis, per il mio lavoro pubblicato sui controlli sanitari. Naturalmente non ottenni risposta.

Da allora ho cominciato a pensare ad un modo diverso per eseguire il necessario aggiornamento scientifico, oltre l’aiuto che tutti noi abbiamo grazie a PubMed: non faraonici congressi sponsorizzati spesso da aziende farmaceutiche, ma collegamenti diretti, sul campo, fra chi può e vuole insegnare e chi deve e vuole ricevere.

Da molti anni ho deciso volontariamente di dare un piccolo contributo all’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc), ma le notizie dei giorni scorsi – per cui la Procura di Milano sta accertando manipolazioni sui lavori scientifici di illustri ricercatori – mi hanno profondamente addolorato. Sarebbe stato facile rispondere alle accuse in modo pubblico, ad esempio su PubPeer, per dimostrarne l’infondatezza, ma ad oggi ciò non è ancora avvenuto.

Come dice Elena Cattaneo: “Frodare la scienza è troppo facile e l’Italia è sprovvista di ogni regola”. Non è altro che la verità. Uno scandalo che rischia di gettare discredito sulla ricerca scientifica in generale, visto che i magistrati hanno concluso che le immagini dei lavori scientifici sono state certamente manipolate, ma in Italia non c’è un reato che permetta di sanzionare la frode scientifica. Sarà per questo, ad esempio, che il signor Vannoni e il caso Stamina hanno avuto la meglio per molto tempo?

Come al solito il pressappochismo genera un ginepraio da cui è difficile uscire se non con regole certe, dove anche nomi indiscutibilmente validi non riescono o non vogliono dimostrare la loro buona fede. Come dice Sylvie Coyaud: “La notizia non è una sorpresa, ma è deprimente lo stesso. Al posto dell’Airc e dell’Istituto Nazionale dei Tumori pubblicherei l’elenco delle pubblicazioni ‘manipolate’, le richieste di finanziamento che hanno generato e chiederei indietro i danè. Da contribuente e da acquirente di arance della salute e stelle di Natale, sono stufa di essere presa per una bovina da mungere”.

Anch’io.

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