La deontologia professionale deve passare necessariamente per la dignità dei giornalisti impegnati nella professione. Questo è quello che ho capito ieri durante la mia partecipazione all’ultimo incontro degli Stati Generali dell’Editoria, il tavolo aperto dall’attuale governo sui temi che riguardano l’editoria, il giornalismo ed anche il cittadino. La crisi economica e i cambiamenti tecnologici stanno mettendo a dura prova e in discussione l’attività giornalistica. Questa crisi da un lato ha desertificato il giornalismo erodendo molti posti di lavoro e lo stato sociale del welfare legato al nostro mondo, dall’altra possiamo pensare a questa crisi come a un periodo di grandi opportunità che potrebbe addirittura dare una nuova spinta al settore.

Una professione a due velocità l’una quella di chi ha tutto (contratti a tempo indeterminato, contributi Inpgi e Casagit e benefits aziendali), l’altra costituita dall’enorme platea di precari che ormai costituiscono numericamente una buona maggioranza. Una sfida quindi quella per il futuro che ci attende, che si deve giocare su un terreno minato dovendo salvaguardare da una parte i diritti di chi già li ha acquisiti, dall’altro far sì che gli altri possano conquistarli.

In una sala con una capienza di quasi 300 posti quella dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati ieri, i giornali presenti non erano poi così tanti.

Grandi assenti sicuramente i rappresentanti dell’Ordine dei Giornalisti e quelli della Federazione Nazionale della Stampa. Una strategia politica per guadagnare tempo in attesa di formulare proposte valide e spendibili sul tavolo del governo oppure semplice albagia istituzionale? C’è dell’altro il Movimento 5 Stelle non ha mai visto di buon occhio la nostra categoria e questo non possiamo far finta di non saperlo.

In realtà il Presidente Odg Carlo Verna aveva già anticipato in una nota che non avrebbe partecipato soprattutto dopo che il sottosegretario Vito Crimi aveva chiamato ‘anacronistico’ l’Ordine dei Giornalisti qualche giorno fa al Premio Ischia. Sottolineando tra l’altro che gli Stati Generali dell’Editoria stiano procedendo, dice Verna, con poche idee e confuse e lamentandosi di non aver ricevuto un invito formale.

C’è da augurarsi che le vere motivazioni siano altre e che non risiedano in una questione di ‘forma’ derivante solo da logiche ottocentesche ormai superate che non hanno fatto altro che allontanare in questi anni la nostra professione da un mercato del lavoro in continua evoluzione.

Il divario generazionale è netto e separatista. Auspichiamoci dunque che questa assenza non vada a creare ulteriori dissapori tra il governo attuale e quella parte di giornalisti illuminati. Anche la Federazione Italiana della Stampa è stata grande assente ed ha fatto sapere, attraverso il segretario Raffaele Lorusso, ma solo dopo l’evento, che non hanno ritenuto di partecipare perché hanno trovato “grave e inaccettabile che si siano invitate aziende dove non esistono contratti di lavoro giornalistici regolari”.

Insomma chi per una motivazione chi per l’altra i grandi ‘protagonisti’ ieri non c’erano e probabilmente guardando solo alla ‘forma’ non hanno tenuto conto della reazione che questa assenza potrebbe avere avere in futuro. Proprio Vito Crimi in apertura delle conclusioni ha detto: “Qualcuno ha pensato di boicottare questo evento ma oggi invece ha perso l’occasione per parlare. Ne prendo atto con amarezza”.

Ma quale dovrebbe essere l’interesse seppur recondito del governo ad intavolare incontri con i rappresentanti ed operatori della stampa? Il merito chiamiamolo così di questo governo è proprio quello di aver dato ascolto, che però non necessariamente significa risolvere le criticità, ad una professione malata a cui spetta il triste primato nei due albi professionisti e pubblicisti dei disoccupati. Durante l’incontro di ieri sono stati presi in esame tantissimi temi che fanno parte di questo mondo ormai allo stremo. Deludente e vergognoso il fatto che dei cinque relatori tra i quali uno in diretta Skype dagli Stati Uniti non ci fosse neanche una donna. Soprassediamo.

Un incontro iniziato alle 10,30 e finito alle 15,30 senza interruzioni ma anzi con la voglia di ascoltare, confrontarsi, capire, conoscere. Sicuramente grande spazio è stato dato alla questione dell’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti. Si è parlato di fake news, di co.co.co., di freelance, di crediti formativi, di disinformazione, di proposte, di riforme e di come la politica dovrebbe restare al di fuori dei giornali, quest’ultima davvero un’utopia.

Nell’attesa che questo settore trovi la sua giusta dimensione e che non venga sempre rappresentata dai reduci di una realtà tramontata ed estinta, o da popolari pseudo intellettuali, l’unica cosa da fare in questo momento è unirci e legare i fili del passato al presente, per guardare al futuro restituendo la credibilità persa a questa professione.

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