Enzo Avitabile è un cannibale, come Hannibal the cannibal. L’unica differenza è questa: non mangia carne umana, mangia musica, la musica del mondo. Non a caso ho citato Il silenzio degli innocenti, forse non tutti sanno che il compianto Jonathan Demme si innamorò perdutamente di questo musicista inquieto e gli dedicò un film – Enzo Avitabile Music Life – nel 2012.

La musica è profondamente umana e nello stesso tempo è profondamente divina, c’è un orizzonte musicale che sfugge alla nostra condizione di creature mortali ed effimere, ma tendere a questo orizzonte è un’esigenza spirituale che un vero musicista non può eludere, ed Enzo Avitabile è un musicista spirituale in questo senso, è sempre alla ricerca di un significato divino in quello che fa, per questo la sua musica è un inno alla fratellanza e alla contaminazione gioiosa delle diverse culture, il contrario di ogni forma di sovranismo, la più bella sfida a chi vuole rinchiuderci in un recinto di becero nazionalismo; Enzo Avitabile è un musicista eminentemente politico, la sua politica è un abbraccio, un canto che unisce e fonde le voci, le voci dei sommersi e dei salvati, e attraverso la sua musica le vele di Scampia possono salpare verso nuove terre, e gli annegati di tutte le tragedie del mare possono ritrovare una voce inabissata che arriva fino al nostro cuore di viventi.

Ogni vera musica e ogni vero canto non dimentica mai i morti, le ombre, le assenze. E solo una musica così concepita e vissuta può dare nuova linfa alla vita. Per questo lo ritengo uno degli artisti più veri del nostro panorama musicale, non c’è nulla di commerciale in quello che fa: è pura vitalità in movimento, inquietudine sonora. C’è qualcosa di sacro nella sua irrequietezza, per lui il sacro si incarna in Bob Marley ma anche nello Stabat Mater di Pergolesi, in James Brown ma anche in Sant’Alfonso Maria de Liguori. E la parola incarnazione è quella che lo fa essere un musicista passionale, la sua musica è Passione, via crucis di incroci musicali, in questo mi ricorda un altro grande come Peter Gabriel o uno come Paul Simon, musicisti che hanno allargato i propri confini per fondersi con altre culture, per trovare quell’unica nota, quel ritmo universale che unisce tutta la “razza” umana nella felicità della scoperta e dell’incontro. Solo quando incarni il dolore del mondo, puoi trovare l’amore e la gioia.

Enzo Avitabile è un uomo felice proprio per questo: incarna il dolore della musica e della condizione umana. Quel suo volto corrucciato ha giacimenti espressivi di serenità, guizzi di estasi, quella sua voce che ha l’aroma del caffè tra i vicoli di Napoli, è una voce che si alza al cielo, che insegue sempre una nuvola fuggitiva, e i suoi occhi sono scintille di elettricità che sfidano le tenebre. La sua musica è una promessa, e come ci ricorda Borges, anche gli uomini possono promettere, non solo gli dei immortali, perché c’è in ogni promessa qualcosa di divino, qualcosa che va oltre la morte, anche se le leggi implacabili della vita si abbattono come scure sui nostri sogni.

Grazie Enzo, grazie di esistere tra di noi, con noi. Un caro saluto da un tuo fervido ammiratore. Con amore. Beviamoci un caffè assieme.