Dopo giorni di tensioni interne, un’assemblea tesa a Montecitorio con l’ala ribelle guidata dall’ex presidente Matteo Orfini pronta allo strappo, il Partito democratico trova un compromesso sulla Libia e sul voto per il rinnovo del sostegno alle motovedette libiche. La soluzione per evitare lo scontro in Aula? La decisione di non partecipare al voto. Una posizione che prova al tempo stesso sia a non rinnegare gli accordi sottoscritti già dall’esecutivo Gentiloni nel 2017 e sbandierati dal predecessore al Viminale di Matteo Salvini, Marco Minniti, ma al tempo stesso viene incontro alle richieste dei dissidenti che puntavano a stracciare quei patti ricordando le violazioni dei diritti umani, con tanto di lager presenti nel territorio libico.
Non parteciperemo al voto perché non ci sono le condizioni”, ha spiegato in Aula Piero Fassino, imputando al governo la colpa di aver cancellato la strategia di coordinamento tra le guardie costiere. “Oggi l’attività della Marina libica è equivoca, non è opportuno rinnovare l’assistenza bilaterale”, ha concluso Fassino. Tanto è bastato a Matteo Orfini per cantare vittoria su Facebook: “Una battaglia che avevamo cominciato in pochi e che è divenuta la posizione di tutto il Pd. Ringrazio i parlamentari del Pd e di altri partiti (LeU e +Europa, ndr) con il quale abbiamo scritto la risoluzione trasversale che ha aperto questa riflessione. Oggi su questi temi il Pd è un po’ più credibile nella costruzione di un’alternativa a Salvini. È solo l’inizio, ma è un buon inizio”, ha rivendicato Orfini.

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