Matteo Renzi, Dino Giarrusso e il congiuntivo. Nemmeno fossimo ai tempi di Totò, Peppino e la malafemmina. Mettici un punto, mettici una virgola, mettici un punto e virgola. Nelle scorse ore l’ex premier, un vero maratoneta dei social, anche lontano da incarichi di governo, ha twittato: “È allucinante che mentre Draghi aiuta l’Europa a competere con americani e cinesi, Salvini si schiera con Trump, che attacca Draghi. È il mondo alla rovescia: cari imprenditori veneti e lombardi non vi sentite presi in giro? Draghi vi sta aiutando, Salvini vi sta boicottando”.

A stretto giro di tweet è intervenuto Dino Giarrusso, ex conduttore delle Iene, da poche settimane europarlamentare dei 5Stelle, anche lui parecchio attivo sui social, correggendo Renzi: “ “si schieri”, semmai. Nemmeno il congiuntivo sai usare, mamma mia…”. Apriti cielo. Twitter è diventato per mezza giornata il terreno di una lotta grammaticale senza esclusione di colpi. A Giarrusso rispondono in un batter d’occhio decine di utenti che passano da (tante) offese personali e (pochissime) dissertazioni sul tema in esame. Ecco allora Giarrusso pronto a sfoderare un anemico screenshot da Wikipedia sull’uso del congiuntivo nella subordinate soggettive: “Per tutti: Renzi usa una subordinata soggettiva introdotta da un’espressione impersonale, nella tipica forma verbo essere + aggettivo – twitta l’ex Iena – Per questo la forma corretta sarebbe “È allucinante che Salvini si schieri con” e non “È allucinante che Salvini si schiera con” Studiate, su...”.

A questo punto si scatena davvero l’inferno e tra altre mille ingiurie, frizzi e lazzi antiGiarrusso, appare un altrettanto stiracchiato screenshot dall’enciclopedia Treccani: “Su un livello diafasicamente più basso, l’indicativo trova spesso spazio accanto al congiuntivo: con nomi e aggettivi fortemente fattuali (fattonotiziacertezza, ecc. e convintosicurocertovero, ecc.); con verbi, nomi e aggettivi che esprimono uno stato d’animo (cioè un fatto): dispiacer(si), sorprender(si), spaventar(si), esasperar(si), ecc.: mi dispiace che non sia / sei venuto; con nomi come peccatopiacerefortunarabbiavergogna, ecc.: (è un) peccato che abbia / ha piovuto; con aggettivi come contento, felice, orgoglioso, sorpreso, ecc..: sono contento che sia/sei venuto”.

Giarrusso però non ci sta e replica nuovamente: “A dire il vero gli esempi che riporta la Treccani non hanno a che vedere con quello utilizzato da Renzi. Questo schema è proposto nel volume “Viva il’congiuntivo” dei docenti universitari Giuseppe Patota e Valeria della Valle. Questo è l’esempio corrispondente, guardi… “Il congiuntivo si ha anche dopo alcune espressioni impersonali formate dalla terza persona del verbo essere più un aggettivo: è normale, è logico, è doveroso, è essenziale, è importante, è inutile, è necessario, è ovvio, ecc.. e infine nell’espressione non è che (che significa “non sembra che”, “non si può dire che”).

La battaglia si ferma solo a notte fonda, dopo centinaia di tweet e versioni, e al di là degli schieramenti partitici grammaticali, possiamo almeno abbozzare senza essere linciati dalla folla che, come scrive giornalettismo.com, “l’espressione utilizzata da Matteo Renzi – sebbene cacofonica – non è grammaticalmente scorretta. Nei casi in cui la principale «è allucinante, è necessario, è opportuno, è utile…» sia seguita da una soggettiva, il modo verbale di quest’ultima può essere indifferentemente il congiuntivo o l’indicativo”. Ecco allora che la querelle sulla frase di Renzi si conclude con la risposta più adeguata: l’uso consuetudinario, legato oltretutto ai social, spesso prevale sulla regola. Giudice supremo con sentenza definitiva, sempre dal web, è, infine, #GrammarnaziIT: “Sono corrette entrambe le forme”.

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