Sono notizie apparentemente trascurabili, eppure meriterebbero il titolo di apertura dei giornali. Emanuele Crestini, il sindaco di Rocca di Papa, non ha retto alle infezioni provocate dalle ustioni sul suo corpo e al veleno inalato per troppo tempo dai gas tossici sprigionati durante l’incendio che ha coinvolto alcune settimane fa il palazzo del Municipio. Forse poteva salvarsi, anzi sicuramente avrebbe avuto la vita salva se fosse corso via subito, quando le fiamme ancora dovevano divorare gli uffici. Invece ha atteso che tutti andassero via, anzi ha spinto tutti a scappare. È rimasto solo con il suo consigliere delegato, e loro, ultimi due, alla fine sono usciti.

Insieme hanno resistito qualche giorno in ospedale. Si è arreso per primo il suo delegato, e oggi, proprio nell’anniversario della sua elezione a sindaco, lui.

Parliamo spesso di malapolitica e purtroppo i fatti non ci smentiscono quasi mai. Siamo più disponibili all’accusa, al sospetto, ad indicare i luoghi in cui riteniamo che il potere si faccia arbitrio, e le regole vengano divelte o piegate all’interesse di parte. Siamo dunque meno pronti quando c’è da riconoscere l’abnegazione, l’altruismo, il senso del bene comune che tanti e tanti amministratori, per lo più sconosciuti, dedicano alle loro comunità.

Questa notizia così dolorosa e anche così clamorosa, ci impone invece di pensare che esistono anche le brave persone, che non tutto il mondo è frequentato da malfattori e la politica è una esperienza meravigliosa che tanti fanno senza badare a sé stessi.

Questo sindaco e il suo delegato hanno compiuto un atto di eroismo e certo non l’avevano previsto, non l’avevano cercato, non se lo aspettavano.

Sono stati eroi per caso.

Questo episodio deve consigliarci di utilizzare con maggior prudenza l’arma del dileggio ( i politici “sono tutti ladri!”), che teniamo invece sempre carica, ben avvitata alla cintola dei pantaloni o sopra il merletto della gonna.

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