Mentre si trascina il balletto della Brexit tra Farage, Corbyn e la “prima ballerina” Theresa May, che dal 7 giugno appenderà le scarpette al chiodo, a subirne tutte le conseguenze è la stessa industria automobilistica britannica. Così, tra un addio e l’altro all’Unione Europea, la produzione e le immatricolazioni continuano ad andare giù in picchiata, con il risultato che ad aprile 2019 sono stati prodotti 70.971 veicoli, quasi 57 mila in meno rispetto a quelli dello stesso periodo del 2018, che sono stati 127.970: un andamento in flessione registrato già all’inizio di quest’anno non solo per la produzione ma anche per le vendite.

Sempre in aprile, stando ai dati della Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT), l’associazione di costruttori d’Oltremanica, la flessione dei veicoli prodotti e destinati alla vendita nel mercato interno è stata del 43,7%, quella per i mercati esteri del 44,7%: nient’altro che la coda del calo di dieci mesi consecutivi che ha afflitto il Regno Unito, aggravato anche da una situazione di contrazione della domanda che ha interessato tutti i mercati mondiali maggiori, quali Europa, Stati Uniti e Cina.

Mike Hawes, chief executive della SMMT ha spiegato al magazine Auto Express che i dati sono “la dimostrazione del costo elevato e dello sconvolgimento che l’incertezza della Brexit hanno provocato sull’industria automobilistica del Regno Unito”, avvertendo che la stessa paura di un no-deal “ha fermato gli investimenti e portato alla perdita di posti di lavoro, oltre a compromettere una reputazione a livello globale. L’incertezza è il nemico peggiore e c’è bisogno di un accordo con l’Europa”.

Secondo le previsioni dell’associazione di settore, per il 2019 la produzione del mercato britannico dovrebbe attestarsi al 10,5% al di sotto dei dati dello scorso anno, senza contare la possibilità di un no-deal, che arrecherebbe ancora più danni; situazione leggermente diversa se dovesse, al contrario, prospettarsi per il Regno Unito un’uscita “soft”, unita a una tregua delle tensioni internazionali (in particolare quella tra Cina e Usa, che però almeno per ora non sembra essere all’orizzonte). Insomma, solo una serie di congiunzioni astrali aiuterebbe una ripresa del mercato britannico dell’auto già entro la fine di quest’anno.