“La politica, soprattutto se vissuta alla luce del Vangelo, è sempre ‘per’, sempre propositiva mai reattiva o distruttiva. Se è reattiva vuol dire che la paura ha preso il sopravvento. E la paura rende pazzi e spezza i legami”. La Santa Sede affida il suo primo commento sull’esito delle elezioni Europee all’editoriale del direttore de L’Osservatore Romano, Andrea Monda. “La vittoria di misura di RN (Rassemblement Nationali di Le Pen, ndr) in Francia e quella oltre misura della Lega in Italia – si legge sul quotidiano del Papa – rappresentano forse i fatti più eclatanti di queste difficili elezioni Europee che aprono nuovi scenari per il cammino del Vecchio Continente. Gli osservatori politici, una volta spogliato l’ultimo voto, potranno concentrarsi e sviluppare tutte le analisi necessarie per leggere e interpretare questo passaggio elettorale che intanto ha registrato il dato positivo del ritorno di un alto livello di affluenza alle urne. Libertà è partecipazione, come recita una nota vecchia canzone. La partecipazione quindi è andata bene, ma la libertà resta il problema di questa Europa; è questo il nodo, molto aggrovigliato, che emerge dal voto popolare”.

Per Monda “è la solitudine il problema a fronte del quale si può reagire oppure rispondere. La politica è incanalare le reazioni e trasformarle in risposta. Il sovranismo è la reazione ma l’Europa ha bisogno invece di una risposta che deve passare nel riscoprire le ragioni dello stare-con, del vivere insieme. Risposte, non reazioni. Le parole sono importati e anche quelle paroline, le preposizioni, sono importanti. Ci può essere ad esempio, una vita, e un voto, contro. Spesso questo accade. La dimensione ‘contro’ è una facile scorciatoia che esercita un grande fascino. Contro è una parola che non fa parte dell’elenco classico delle preposizioni ma è l’esatto opposto di due fondamentali preposizioni: con e per. Se uno è contro non è con, e non è per”.  

L’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, alla guida della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, invita a guardare anche al modo in cui la Chiesa italiana si è preparata al voto. “Credo – afferma il presule a ilfattoquotidiano.it – che qualche dichiarazione di singoli vescovi o della presidenza della Cei sia stata un boomerang per noi, per la nostra visione della politica che, come diceva San Paolo VI, è la più alta forma di carità, dell’amore verso gli altri. Però è altrettanto vero che in larga maggioranza ci siamo attestati su una posizione di neutralità, di silenzio. Fatta eccezione per quei vescovi che hanno parlato, e lo hanno fatto chiaramente, portando così purtroppo acqua al mulino del partito che oggi è al primo posto in Italia”.

Ricchiuti si dice “molto dispiaciuto di questo risultato elettorale in Italia e in qualche modo anche in Europa. Analizzando un po’ più le cose in modo razionale, credo ne esca un’Europa indebolita dal punto di vista di quella visione più solidale, più aperta alla convivialità delle differenze. In questo davvero siamo tutti disorientati e confusi di fronte a questa prospettiva. In terzo luogo lo dico soprattutto da vescovo, non solo da cittadino italiano, continuo a non essere d’accordo, a contestare questo uso strumentale dei nostri simboli più forti: il crocifisso e il santo rosario. Non è possibile! Fino a prova contraria l’Italia è uno Stato laico e come a noi non è consentito ingerire in campi che non ci competono, ci deve essere lo stesso rispetto da parte di certa politica e di certi uomini politici verso simboli che nella spiritualità della Chiesa dicono tutt’altro rispetto all’uso distorto che essi ne fanno”.

Alla vigilia dell’elezioni, infatti, sia il Vaticano che la Cei avevano duramente replicato a Matteo Salvini che, chiudendo a Milano il raduno dei sovranisti europei, aveva attaccato Papa Francesco, fischiato dai presenti, brandendo un rosario, invocando i santi patroni d’Europa e affidandosi alla Madonna che “sono sicuro”, aveva detto, “ci porterà alla vittoria”. Scene ripetute dopo il voto con il bacio del crocifisso e il rosario nuovamente tra le mani del leader della Lega durante la conferenza stampa per commentare a caldo i risultati elettorali. Gesti che erano stati condannati dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin , che aveva affermato: “Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. Parole che avevano trovato eco nel settimanale dei Paolini, Famiglia Cristiana, per il quale quello di Salvini è un “sovranismo feticista” e “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani”. 

Guardando ai voti ottenuti dai due partiti di governo, Ricchiuti ammette: “Non mi aspettavo questo 34 per cento di Salvini. Mi aspettavo una buona percentuale per la Lega, ma non così elevata. Mentre il tracollo del Movimento 5Stelle non depone bene. Soprattutto non penso possa fare in modo che la politica italiana prenda finalmente la via della pacificazione, con un rasserenamento dei rapporti e la presa in cura di quelle che sono le vere necessità del Paese”. E sui migranti cambierà qualcosa in Italia? “La politica di Salvini sui migranti – risponde amareggiato il presule – è già così inasprita che non so cos’altro si debba inventare per inasprirla ancora di più”. 

Il vicepresidente della Cei e vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, invita, invece, a leggere il risultato delle elezioni più in chiave europea che come referendum sul governo italiano. “Credo – afferma il presule a ilfattoquotidiano.it – che il raffronto vada fatto con l’Europee di cinque anni fa e non con le politiche del 2018. Sono dati non sovrapponibili. Siamo tutti abbastanza convinti che se si votasse domani mattina per il governo italiano i risultati non sarebbero gli stessi di quelli delle Europee. Bisogna, però, riflettere su un aspetto: il 34 per cento della Lega e il 17 per cento del Movimento 5Stelle fanno il 51 per cento. Questo dato esprime chiaramente un malessere degli italiani verso le politiche dell’Europa, un vero e proprio mal di pancia. Bisogna riflettere su questo più che sulle possibili ricadute sul governo nazionale che francamente non so quali potrebbero essere. E poi l’altro dato a livello più generale è quello che comunque gli europeisti nel Vecchio Continente hanno vinto e restano maggioranza nel Parlamento. Questo non può che farci molto piacere”.

Twitter: @FrancescoGrana

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