Con una furia iconoclasta degna di migliori cause il Parlamento, sotto i colpi di un’ossessione dei Cinquestelle e tra la distrazione completa dell’opinione pubblica e dei commentatori, procede per l’ennesima riforma costituzionale. Questa volta la soluzione è il taglio di 345 tra deputati e senatori. La Camera se ne ritroverebbe quattrocento e il Senato duecento. Numeri pari e tanti risparmi in più garantisce Riccardo Fraccaro, il ministro proponente.
La riforma, che ha superato lo scoglio della prima lettura, adesso è attesa, se la legislatura continuerà, al secondo voto dell’assemblea. Nel caso venisse approvata con la maggioranza assoluta si aprirebbero le porte al terzo e ultimo passaggio: il referendum confermativo. E questa è la cronaca.
L’idea però che il Parlamento non possa essere lasciato in pace e a ogni legislatura la politica, anziché aumentare la propria reputazione facendo eleggere persone di qualche valore, di qualche onestà e competenza (onorevoli, per l’appunto), scelga la strada del taglio, sposta la questione dal merito, cosa fanno e come, alla pura aritmetica: quanti ne sono? Il ministro Fraccaro, con un’analisi logica della realtà piuttosto primitiva, assicura che tagliando si rende più efficiente la macchina del potere. Senza darsi cura che la stasi, l’inghippo burocratico, la paralisi politica è stata sempre figlia di contraddizioni in seno alla maggioranza di governo. Potremmo chiedere a Fraccaro: perché mai il decreto crescita, che così tanto bene si dice farà all’economia, non è ancora legge? Sono in due, Di Maio e Salvini, a decidere. Solo in due. E perché lo sblocca cantieri non è testo pubblicato? Sempre in due sono, potrebbero decidere in cinque minuti e invece sono mesi che si attende.
Azzannare le istituzioni e dare in pasto a un popolo drogato dalla ideologia della semplificazione, della banalizzazione di qualunque problema, produrrà altri e più gravi squilibri. Noi corriamo dietro ai tagli della casta, in odio ad essa, e non ci curiamo, come le cronache ci ricordano, di chi la casta seleziona. E la reputazione?
Tra parentesi: sapete chi in Sicilia farà votare Lega? Francantonio Genovese, già deputato del Pd, già incarcerato, già passato in Forza Italia. Figlio di Luigi, senatore per tre legislature, e papà di un altro Luigi, appena ventenne e già deputato regionale. E’ vecchia politica o nuova politica?
Un posto al Parlamento, in formato small o large, un Genovese, di sinistra, di destra o leghista, lo troverà sempre. Invece provate a immaginare chi resterà escluso.

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