Spacciandosi per “abitanti del quartiere esasperati”, alcuni militanti di Casapound hanno protestato contro la regolare assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom con 12 figli, nella periferia romana di Casal Bruciato.

Casapound, che dal 2003 occupa abusivamente un intero edificio pubblico al centro di Roma, piazzandoci a scrocco amici e parenti impaccati di soldi. Come la moglie del presidente Gianluca Iannone, socia della catena “Angelino dal 1889”, trattorie a Roma, Milano e in Sud America, o il segretario nazionale Simone Di Stefano, o suo fratello Davide. Tutti a sbafo nel lussuoso stabile che potrebbe fruttare allo Stato 300mila euro l’anno.

“È il mondo alla rovescia!”, protestano i romani che a migliaia sono accorsi a Casal Bruciato per difendere la famiglia assegnataria e il diritto alla casa.

Il mondo alla rovescia dove la prefettura consente ai militanti di un’organizzazione dichiaratamente fascista di occupare abusivamente un palazzo di pregio senza mai tentare di sgomberarlo e rilascia ai fascisti il permesso di piazzare un gazebo sotto le finestre dell’alloggio popolare per consentire loro di protestare contro l’assegnazione e dunque contro le istituzioni e di terrorizzare una madre e i suoi figli con ripetute minacce (“Troia! Puttana! Ti stupro!”), scandite al megafono da un militante dell’organizzazione. Casapound ha negato che si trattasse di uno dei loro, ma l’operazione-travestimento “abitante esasperato del quartiere” è stata smontata dalle decine di foto con la pettorina di Casapound che il tipo ha postato sui social.

Aspettate a indignarvi, non ancora.

Il mondo alla rovescia dove la questura – che risponde al ministro Salvini – impedisce a migliaia di abitanti del quartiere di fare un corteo antifascista (come lo aveva impedito a Macerata quando i questori rispondevano al Minniti del quale Salvini, come di Mussolini, ama ricordare che “ha fatto anche cose buone”). Dove la questura impedisce al deputato Stefano Fassina di avvicinarsi al gazebo, spiegando che i fascisti la vedrebbero come “una provocazione”.

Il mondo alla rovescia dove a provocare non sono i fascisti che minacciano di stupro una donna ma un parlamentare della Repubblica che interviene.

Il mondo alla rovescia dove l’estrema destra fa propaganda accusando gli stranieri di rubare, stuprare, aggredire e i suoi leader e militanti vengono regolarmente sorpresi a rubare (vedi il duce di Forza Nuova Castellino, ai domiciliari per la truffa dei buoni taroccati per celiaci); regolarmente sorpresi a stuprare (vedi il consigliere comunale e il militante di Casapound arrestati per stupro di gruppo); regolarmente sorpresi ad aggredire (la lista è infinita, dallo stesso Castellino al candidato leghista Traini che ha sparato ai neri all’editore del libro-intervista a Salvini Francesco Polacchi, coordinatore lombardo di Casapound e carriera da picchiatore cominciata aggredendo in branco quattro ragazzi a Sassari, nella tipica proporzione fascista di cinque contro uno – Polacchi venne accusato di tentato omicidio ma il reato, grazie ai buoni avvocati che ai danarosi figli di papà dell’estrema destra non mancano mai, cadde in prescrizione – e proseguita inanellando aggressioni di inermi. Celebri le cinghiate inferte agli studenti che protestavano contro la Gelmini).

Il mondo rovesciato che è il perfetto habitat dei fascisti, cazzari seriali che ingannano gli ignoranti facendo l’esatto contrario di quel che promettono.

Nessuno, infatti, crede più alle loro promesse. I grandi giornali e le tv hanno pompato il pericolo fascista associato al presunto boom delle organizzazioni di estrema destra al solo scopo di convincere le classi popolari a votare per i partiti che avevano deluso le loro aspettative. Nonostante questo sforzo mediatico, Casapound e Forza Nuova non hanno fatto breccia nell’elettorato, i fascisti che si fingono abitanti esasperati del quartiere vengono smascherati perché sono sempre gli stessi quattro gatti contro uno (l’abitante esasperato di Casal Bruciato era lo stesso abitante esasperato di Torre Maura, azzittito dal giovane Simone), gli editori fascisti vendono poche decine di libri. Protestando – giustamente – contro la loro presenza al Salone del libro si guarda il dito – l’editore di Salvini, Altaforte, e i suoi mille lettori – e non la luna: Salvini e i suoi milioni di elettori.

Aspettate a indignarvi perché l’indignazione rischia di essere una tragica scorciatoia. Induce al boicottaggio (“Smettiamola di parlare di Salvini!”), ma l’Aventino e la sua versione moderna – i pop-corn di Renzi e Zingaretti – non condannano Salvini all’irrilevanza. Al contrario, gli lasciano libero il campo.

Salvini non può essere boicottato come è stato fatto con il suo editore fascista. Non solo perché Salvini non si dichiara fascista, anche se ama citare i Mussolini, non festeggia il 25 Aprile, pubblica le sue interviste con una casa editrice fascista, si intrattiene a cena con i vertici di Casapound e candida fascisti dichiarati e decine di esponenti provenienti dall’estrema destra tipo la deputata Barbara Saltamartini di “Mussolini ha fatto più cose buone che cattive”. Lo fa consapevole che per milioni di elettori, delusi dai partiti che si professavano antifascisti, non è più sufficiente né necessario definirsi antifascisti per assicurarsi il voto.

Salvini non può essere boicottato, isolato, ignorato perché non si può ignorare il suo consenso diffuso, a differenza di quello marginale dei fascisti dichiarati.

Le organizzazioni fasciste crescono in termini di notorietà (più che di consenso) perché i loro esponenti hanno imperversato nei salotti televisivi legati a Berlusconi e al Pd e perché Salvini ha sdoganato, frequentato, protetto i loro militanti. Per combattere i fascisti bisogna combattere chi li ha ingaggiati servendosi di loro.

Non serve denunciare le simpatie fasciste di Salvini per neutralizzarlo e renderlo indigesto alle masse. Salvini non ha sedotto milioni di elettori per le sue frequentazioni fasciste né li dissuade in virtù di questi legami. Salvini ha conquistato milioni di italiani con false promesse di protezione e riscatto: uscire dall’Euro (mai fatto), cancellare la Fornero (mai fatto), ribellarsi alle oligarchie europee e alle riforme imposte dalla Troika (mai fatto: il pareggio di bilancio in Costituzione, le privatizzazioni, l’abolizione dell’articolo 18, i voucher, i contratti a termine senza causale e tutte le altre riforme del mercato del lavoro richieste dal Fmi e dalla Bce per favorire la competitività sono ancora lì, con le aggravanti del decreto-sicurezza che vieta ai lavoratori di protestare e della flat-tax che impedirà di redistribuire la ricchezza prodotta dallo sfruttamento dei lavoratori.

Una volta al potere, per nascondere l’inganno, Salvini ha inventato un diversivo: la guerra tra poveri. Non potendo più accusare i governi ora che governa, ha accusato gli stranieri, i rom, i drogati. Ha dato ai poveri la colpa della povertà e dello sfruttamento che sono invece il prodotto delle politiche leghiste, in continuità con quelle dei governi precedenti.

Ho un suggerimento tattico. Proviamo a far prevalere sull’indignazione la preoccupazione, come è successo ieri a Casal Bruciato. Ne scaturisce una forma di lotta più efficace. Preoccupiamoci di tutti gli sfruttati, gli spaventati, i raggirati. Anche dei molti che si affidano a Salvini e Di Maio perché sono stati traditi da quei partiti che oggi preferiscono avvantaggiarsi un poco, in termini elettorali, dell’indignazione antifascista, per non rinnegare l’adesione alle ricette liberiste che hanno impoverito i lavoratori e favorito l’ascesa della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Il rigurgito del Fascismo è il sintomo di un male più profondo. Come in medicina, ridurre il sintomo non guarisce il male.