“La posizione è molto chiara: l’intenzione del Governo, mia e del Mise è di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale“. Lo ha confermato il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi a un convegno sull’informazione locale in Lombardia, dopo la mobilitazione delle opposizioni a favore dell’emittente che trasmette le sedute del Parlamento e raccoglie nel suo archivio, tra il resto, le registrazioni di udienze di processi, riunioni del Csm e della Corte costituzionale. “Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o vuole la sua chiusura” ma “sta nella libertà del Governo farlo”, ha detto Crimi, affermando che l’emittente “ha svolto da 25 anni un servizio senza alcun tipo di gara e valutazione dell’effettivo valore di quel servizio”.

Negli anni, ha sostenuto il sottosegretario, a Radio Radicale “la convenzione è stata rinnovata come una concessione“. Ora, ha concluso, “la valutazione è stata fatta: esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni”.

La settimana scorsa Crimi aveva ricordato che “dal 1994 ad oggi Radio Radicale ha percepito contributi pubblici per oltre 200 milioni di euro (14 milioni di euro l’anno)” e “la radio fa capo alla società Centro di Produzione Spa. Chi sono i soci di Centro di Produzione Spa? Le quote sono così suddivise: Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella: 62,68%; Lillo Spa: 25,00%; Cecilia Maria Angioletti 6,17%; Centro di Produzione Spa 6,15%”.

“Tra i soci in elenco – secondo l’esponente grillino – desta interesse la partecipazione della società Lillo Spa, che ha sede a Gricignano di Aversa e ha un fatturato di 2,3 miliardi di euro. Si tratta di una holding finanziaria attiva nel campo della grande distribuzione alimentare. La Lillo Spa è di proprietà della famiglia Podini. E nel consiglio d’amministrazione di Centro di Produzione Spa (l’emittente di Radio Radicale), Marco Podini e Maria Luisa Podini ricoprono la carica di consiglieri. Mi chiedo come mai una holding finanziaria della grande distribuzione sia titolare del 25% di Radio Radicale. E mi domando: come mai Radio Radicale teme di chiudere se ha un socio d’affari che vale oltre 2 miliardi di euro?”. La radio aveva risposto che “la presenza della Holding Lillo tra gli azionisti di Radio Radicale è nota da quasi 20 anni, cioè da quando Marco Podini, con la Pasubio Spa, acquistò la quota il 27 marzo del 2000 aderendo all’appello pubblico di Marco Pannella pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera”. “La Pasubio Spa acquistò una quota del 25% con un investimento che aveva chiara natura filantropica e, già allora, mirava a garantire la sopravvivenza del servizio pubblico di Radio Radicale”.

Inoltre ”l’importo ricevuto da Radio Radicale negli ultimi anni non è di 14 milioni ma di 12,1 composto da 10 al lordo dell’IVA (8,1 netti) corrispettivo per la trasmissione delle sedute parlamentari e 4 di contributo per l’editoria in quanto impresa di informazione che svolge attività di interesse generale in base alla legge 7 agosto 1990 n. 230”.