“Rievocare la realtà nei disegni piuttosto che immaginarseli reali”. È così che Isao Takahata descriveva il fine ultimo della sua arte. L’elemento simbolico e incantato fa capolino nella realtà invece di assorbirla completamente o di lasciarsi assorbire da essa, compiendo una rivalutazione radicale nel rapporto tra mimesi e astrazione alla base del processo di animazione. Attraverso questa peculiarità artistica Takahata si è reso immortale, lasciando una traccia ben più significativa dell’essere ricordato quale “altro volto” dello studio Ghibli, insieme al sodale e amico Hayao Miyazaki.

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