Mangiare in pubblico del riso può essere reato. Ieri a Bruxelles Marco Perduca ed io siamo stati interrogati per tre ore dall’Autorità per la sicurezza alimentare del Belgio perché un mese fa davanti al Parlamento europeo avevamo assaggiato un riso un po’ particolare, disobbedendo all’ordine delle autorità.

Il riso era stato geneticamente “editato” in Giappone con la tecnica Crispr, cioè una modificazione genetica di precisione grazie alla quale si può interviene puntualmente sul genoma per migliorare le prestazioni della pianta (ad esempio per rendere necessaria meno acqua, e quindi per avere un minore impatto sull’ambiente). Al contrario degli Ogm classici, in questo caso l’intervento sul genoma è unicamente mirato alla modifica necessaria, senza intervenire sul resto del corredo genetico, e senza nemmeno dunque essere distinguibile da una mutazione naturale.

Si era trattato di un’azione dimostrativa di Science for Democracy e Associazione Luca Coscioni volta a informare l’opinione pubblica e i membri del Parlamento Europeo sulla tecnologia dell’editing del genoma vegetale e delle ripercussioni della decisione della Corte europea di giustizia (del 25 luglio 2018) che considera Ogm tutte le tecnologie recenti che non possono vantare una “lunga tradizione di sicurezza”. Ci siamo rivolti ai legislatori europei per chieder loro di tenere in considerazione i più recenti sviluppi della scienza.

In generale, e quindi anche sugli Ogm, la regolamentazione di un prodotto (se testato come sicuro) dovrebbe essere volta ad impedire monopoli e abusi di posizione dominante, ma non a proibire una tecnologia in quanto tale. In particolare, è davvero assurdo che una tecnologia inventata nel 2012 sia regolamentata usando una direttiva del 2001. Per conoscerne i possibili impatti positivi sulla qualità del cibo e dell’ambiente, occorrerebbe poter fare esperimenti in campo aperto. Che invece sono bloccati.

Con Perduca ci siamo dunque assunti tutte le responsabilità circa l’importazione e la preparazione del riso che abbiamo consumato in compagnia di una cinquantina di giovani ricercatori belgi, che si ribellano all’idea che il loro lavoro sia sabotato a causa di proibizioni immotivate che avranno l’unico effetto di spostare la ricerca in Cina e Giappone (e poi naturalmente potremo importare i loro prodotti, come già facciamo con la soia Ogm in grande quantità).

L’agenzia girerà adesso il dossier a un altro ufficio che deciderà in merito alle sanzioni applicabili, anche penali, all’atto di disobbedienza. Uno dei problemini che le autorità belghe dovranno affrontare è il seguente: visto che il riso geneticamente editato porta in sé modifiche che non sono distinguibili da modifiche naturali, come si fa a dire che il riso era effettivamente il prodotto di un intervento di genome editing?

Forse, se l’oggetto del reato è indeterminabile, anche il reato diventa impossibile.

Ps: per chi ritiene che stiamo facendo gli interessi delle multinazionali, faccio notare che:

1- sì, certo, come tutti i più importanti prodotti e servizi le multinazionali giocano un ruolo molto importante, a volte in negativo… ma questa è una buona ragione per regolamentare i mercati, non per proibire i prodotti;

2- la ricerca bloccata in Italia è prevalentemente ricerca pubblica, e nulla impedirebbe di creare sistemi di disseminazione delle conquiste scientifiche in modo aperto e condiviso a beneficio delle tante piccole e medie aziende agricole… ma anche in questo caso non si tratta di un problema scientifico, ma di politiche della ricerca e di politiche economiche.

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