Da un lato ci sono le amministrative e le Europee alle porte, dopo il disastroso 7,75% raccolto domenica in Basilicata, frutto anche della conta interna con Marcello Pittella. Un risultato per il quale “non c’è nessun giudizio consolatorio”, taglia corto Nicola Zingaretti nel suo intervento alla prima direzione Pd da segretario condividendo il giudizio tranchant fatto a caldo dagli ultrà renziani. Perché il tracollo nelle urne lucane “impone grande preoccupazione” e “ripropone l’immenso lavoro da fare per uscire da una situazione di difficoltà”. La relazione del neo-segretario è stata approvata con zero contrari e 17 astenuti. A non appoggiare Zingaretti è stata l’area Giachetti, mentre quelle che fanno capo a Maurizio Martina, Luca Lotti e Lorenzo Guerini hanno votato a favore. “Ci siamo astenuti per la troppa ambiguità sulla domanda che Anna Ascani ha posto con chiarezza”, è la motivazione degli astenuti che puntualizzano come il segretario “non ha escluso l’apertura della lista europea a Leu, anzi. Per questo non potevamo che astenerci”.

Quindi il banco di prova, interno ed esterno, sarà il 26 maggio, giorno del voto per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles. Con chi e con quale aspetto si presenterà il Partito Democratico non è ancora deciso, ma il leader dem traccia la linea ribadendo l’importanza di avere un perimetro largo di alleanze e un simbolo condiviso. Che con ogni probabilità comprenderà anche l’area ex Leu, ovvero chi andò via dal partito in rotta con la leadership di Matteo Renzi. “Credo – annuncia – ci debba essere il simbolo del Pd e che la dicitura Siamo europei debba essere presente nel simbolo”. Perché “noi”, dice Zingaretti evidentemente comprendendo anche Carlo Calenda, “combattiamo per l’Europa contro il rischio dei sovranisti”.

“Dobbiamo richiamarci a uno sforzo di serietà, sobrietà e capacità di ascolto e rappresentanza. Chiedo a tutti serietà e spirito unitario per poi scatenare una reazione corale, collegiale, collettiva per fermare la deriva del Paese”, spiega il segretario. Una “strada lunga” per “muoverci verso il Paese” e “costruire un progetto politico con cui noi ci candidiamo per essere quella forza che offre all’Italia un’altra possibilità”. Nessuna “illusione”, quindi, ma Zingaretti vuole dare una struttura rinnovata al Pd perché certo che la maggioranza gialloverde non durerà cinque anni: “Il bilancio del governo è catastrofico e più si va avanti più sarà pesante per l’Italia e insostenibile per le forze che stanno al governo”. Per questo “le loro contraddizioni esploderanno”.

Da qui la necessità, dice, di “muoverci in più direzioni”. Da un lato, spiega Zingaretti, “c’è un elettorato moderato che vive con malessere lo stare in una alleanza così egemonizzata da Salvini, ma che ancora non ha una offerta politica”. Poi ci sono i “ceti produttivi del Nord che si interrogano se Salvini rappresenta o no i loro interessi”. Ancora, ha proseguito, “c’è un nostro elettorato che si è astenuto ma che è interessato a una nostra iniziativa”. Infine, “c’è un elettorato rifugiatosi nel M5S ma che si sente ora tradito”. Ed è quello il primo obiettivo dem: “Il Pd si deve far trovare pronto di fronte allo sfarinamento dell’elettorato di M5s”.

Una traccia di questo scenario, è la lettura del governatore del Lazio, la si è avuta anche in Basilicata e nelle settimane precedenti in Abruzzo e Sardegna. Il voto delle ultime regionali “ci consegna un nuovo bipolarismo tra un centrosinistra e una destra centro, che ci riconsegna una funzione storica. In Italia c’è una alternativa a Salvini e quella alternativa unica siamo noi e quello che dobbiamo costruire”.

Un quadro “che ci si riconsegna è quello intanto di aver riottenuto un campo di gioco: una destra forte con un radicamento sociale, che sta portando il Paese al disastro, e il Pd che dobbiamo ricostruire con una alleanza che dobbiamo costruire”. Anche guardando a temi di sinistra fatti propri dal M5s, come il salario minimo. “Una sfida che dobbiamo accettare parlando con le categorie produttive, senza stare in attesa”, dice annunciando un doppio incontro – uno al nord e uno al sud – con le “forze che producono” sugli “effetti catastrofici” della legge di bilancio. Faccia a faccia che non saranno le uniche iniziative del Pd nelle prossime settimane: dal 5 al 7 aprile ci saranno tre giornate di mobilitazione “per amore dell’Italia”, conclude Zingaretti, che apriranno il tesseramento del partito.