Lei è bella, bellissima. Sensuale e attraente. E profuma di “democrazia” fascista. Lo dice lei stessa, che si muove in favore di telecamera suggerendo lusso e benessere, immagini rallentate che indugiano su linee curve e spezzate, sul chiaro molto poco bianco e scuro molto nero). Anzi solo nero, nero fascista, fascista raffinato, perché quel ventennio che inventa l’Italia cento anni fa non esiste più (come la lupara che è passata dai pallettoni ai colletti bianchi, è il progresso) ma si evolve.

L’ultima evoluzione della destra israeliana oggi ha il volto di Ayelet Shaked, ministro della Giustizia israeliana, candidata del partito HaYamin HaHadash (Nuova Destra) alle elezioni politiche del prossimo 9 aprile. Il video della politica 42enne, pubblicato sulla sua pagina Twitter, contiene tutte le parole chiave della sua ascesa nel partito: “riforma giudiziaria“, “separazione dei poteri”, “fermare la Corte suprema“. Poi la ministra si dà una spruzzata di profumo e sussurra: “Per me odora di democrazia“. Lei si è difesa parlando di “autoironia”, uno scherzo per respingere le critiche da sinistra, ma per me si tratta di ostentazione dell’impunità: fare propaganda, fascista, nell’esibire un profumo che non esiste in commercio perché è reale, vivo e applicato sistematicamente. Capolavoro di realtà virtuale. Il popolo palestinese ha diritto di non vivere e morire lentamente. Dalla Shoah ebraica alla Nakba palestinese, catastrofi umane volute da umani, sponde di uno stesso letto di morte, divise da un fiume di denaro che consente a Israele ciò per cui anche l’Onu l’accusa: crimini contro l’umanità (nella Striscia di Gaza metà della popolazione è fatta di bambini e come tali colpevoli d’esser condannati a morte con un timer partito ufficialmente nel 1948).

La destra israeliana sa, come Salvini, criminalizzare l’altro esaltando la superiorità razziale e culturale, raccoglie i voti di chi ha fatto di tutto precedentemente appestando l’aria con l’odore della paura e la promessa di risolvere tutto e subito. Al netto di tutto questo ci sono due notizie, una cattiva e una buona: “Palestina è anche fuori dall’uscio di casa” (come diceva Vittorio Arrigoni) e il mondo è un pianerottolo in cui la comunità internazionale sceglie di non vedere. L’altra notizia, quella buona, è che c’è una parte di mondo che del “profumo” di Ayelet Shaked sente il fetore ed è un mondo che mette insieme popoli e culture diversi, compresi israeliani e palestinesi, le cui sponde non sono separate da un fiume di odio ma collegate da ponti di umanità che resta nonostante tutto.

Aggiornato da redazione web il 26 marzo alle ore 11