di Donatello D’Andrea

La campagna elettorale in Basilicata è terminata e le elezioni sono arrivate. Lo scontro verbale tra i politici ha chiarito molti aspetti dei loro partiti, alcuni già chiari prima che la campagna elettorale iniziasse.

In primis il centrodestra, il quale pare, secondo i più recenti sondaggi, la fazione politica più accreditata per la vittoria finale. Matteo Salvini, con il suo carisma e la sua dialettica, ha stregato i lucani i quali credono che sia lui il candidato presidente, invece di Vito Bardi, ex GdF, scelto dall’intramontabile Silvio Berlusconi secondo una precisa strategia elettorale che prevede la distribuzione delle Regioni tra i partiti di centrodestra.

Matteo Salvini ha improntato la campagna elettorale come suo solito: presenza fissa all’interno della Regione interessata, slogan accattivanti e accuse alle amministrazioni precedenti. Il tutto unito alla sua ormai consueta “comunicazione totale”. Una strategia vincente che è andata oltre le contestazioni di Policoro ed ha sbaragliato, letteralmente, la concorrenza.

Inoltre, un altro elemento potrebbe contribuire alla sua vittoria finale: la tendenza al trasformismo. Questo antico fenomeno italico si è ripetuto in Basilicata, allorquando – come ricostruisce Huffington Post – alcuni ex fedelissimi del dimissionario governatore, Marcello Pittella, hanno ben deciso di abbandonare la “causa progressista” del centrosinistra per una ben più comoda e sicura “poltrona leghista”. Una scelta che potrebbe risultare vincente, visto che nelle regioni meridionali (e non solo) c’è bisogno di candidati capaci di controllare capillarmente l’intero territorio. Cosa che, precedentemente, era una prerogativa del centrosinistra.

Ora però il centrosinistra lucano si trova a fare i conti con una crisi senza precedenti. Ormai ridotto a un colabrodo, ha cercato di salvare la faccia dopo gli scandali, affidando la carica di Presidente al farmacista “di turno” Carlo Trerotola, cioè non a è un politico di professione. L’ex governatore, dopo una serie di invettive ai suoi ex fedelissimi, invece, ha deciso di ricandidarsi con un’altra lista che molto probabilmente lo porterà a sedere all’interno del Consiglio Regionale.

Più in ombra, ma sempre presente è invece il Movimento Cinque Stelle, che con Antonio Mattia (imprenditore potentino) spera di poter rovinare la festa al centrodestra impedendogli di fare il “triplete”. Guidati dal loro intramontabile sentimento anti-establishment, i pentastellati restano in corsa per la vittoria finale nonostante gli ultimi eventi abbiano messo a dura prova l’efficacia del messaggio grillino.

Gli interessi in gioco sono tanti e vanno dalla sopravvivenza grillina alla rinascita del centrosinistra, fino allo “sfondamento” salviniano nell’estremo Sud. E non si tratta solo di politica, i gruppi di interesse nella regione sono presenti e molto influenti. Dal petrolio ai rifiuti, passando per la sanità, chiunque verrà eletto dovrà decidere se combattere o no la battaglia.

E poi ci sono le persone, o meglio, gli elettori, di cui, dopo le elezioni, non frega niente a nessuno. Però, tra tumori e malattie, la salute dei lucani sta degenerando anche grazie a quei gruppi di interesse sopra citati. Le emissioni e lo sversamento dei rifiuti petroliferi stanno logorando lentamente quella terra, un tempo bellissima e incontaminata.

Ecco perché è importante scegliere consapevolmente da chi farsi rappresentare. Al di là dei proclami e degli slogan (da “Prima i lucani” a “Prima gli interessi” è un attimo), ciò che conta di più è la rinascita di una regione ridotta all’osso. Tra emigrazione e disoccupazione giovanile al 33%, al popolo lucano interessa ritornare a sperare in un futuro migliore.

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