“La conoscevo, ma non benissimo e non l’ho mai frequentata”. Lele Mora parla con ilfattoquotidiano.it di Imane Fadil, la ragazza marocchina morta l’1 marzo scorso all’ospedale Humanitas di Rozzano (Milano), per cause ancora da accertare. L’ex manager aveva portato la modella, parte civile e testimone nei processi Ruby, ad Arcore. “Se faceva parte della mia agenzia? Era venuta a chiedermi di lavorare con me, ma non abbiamo chiuso nessun accordo di lavoro. Una sera, anzi due, l’ho invitata ad Arcore. Una volta abbiamo cenato, un’altra solo bevuto qualcosa. Poi l’ho vista in tribunale altre due volte, stop. Questo fatto mi ha portato molto dispiacere, è morta una ragazza così giovane senza motivo… Le cause le scoprirà la magistratura oppure l’autopsia, di certo non le posso sapere io. Tutti vengono a chiederlo a me, ma come posso sapere io di cosa è morta questa povera ragazza?”.

Si sarà fatto un’idea? chiediamo. “È un fatto mediatico. Può essere stata male. Può aver preso delle medicine che non gli hanno fatto bene. Ma io non lo so: non sono né un veggente, né un medico. L’autopsia dirà esattamente di cosa è morta e finalmente sapremo perché ci ha lasciati. Ripeto: sono molto dispiaciuto. Era una ragazza giovane e triste, l’ho sempre vista molto sola e molto amareggiata dalla vita”. “Poi – aggiunge Mora -: è venuta a cena, è venuta a bere una cosa, perché ha chiesto due milioni e mezzo di danni morali? Su che cosa? Su uno che ti aiutato… no, aiutato no, ma ti ha invitato a mangiare una cosa? I danni morali sono altri”. La sua vita è stata rovinata, diciamo, tra processi e porte chiuse chiuse in faccia. “Se lei è andata a processo ci sarà un motivo. Sembra che sia andata a fare una deposizione spontanea, non è mai stata inquisita. Se tu ti autodenunci o chiedi di essere interrogata perché hai visto – o sognato, non lo so – delle cose… Poverina, stiamo parlando di una che è morta, ma ha detto che vedeva i santi e i diavoli, magari anche ad Arcore ha visto cose che non sono mai successe”. Ma per i giudici che hanno già emesso le sentenze dei processi Ruby l’hanno considerata “credibile e attendibile”.

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