Theresa May chiede all’Ue un rinvio breve della Brexit e sollecita il Parlamento britannico ad approvare l’accordo di divorzio raggiunto con l’Ue e già bocciato due volte a Westminster. “E’ il momento di una decisione, il Parlamento ha fatto di tutto finora per non decidere”, ha detto in serata alla nazione in diretta tv. “Ho scritto a Donald Tusk, presidente del Consiglio d’Europa, chiedendo una piccola estensione dell’articolo 50 fino al 30 giugno per consentire ai parlamentari di prendere la decisione finale”. “Vogliono uscire con un accordo, vogliono senza un accordo o non vogliono uscire affatto? – ha domandato il primo ministro – E’ il momento di una decisione, il Parlamento ha fatto di tutto finora per non decidere”. Quindi l’appello: “Spero di cuore che i parlamentari trovino il modo di sostenere l’accordo che ho negoziato con l’Ue”.

In giornata, nel Question Time ai Comuni, May aveva escluso nettamente l’ipotesi di una proroga lunga, definendo “inaccettabile” la prospettiva che il Regno Unito possa dover partecipare alle prossime elezioni europee “a tre anni di distanza” dal risultato del referendum del 2016. “Non sono preparata a ritardare la Brexit oltre il 30 giugno”, ha ribadito in serata. “Sono sicura che voi ne avete abbastanza, siete stanchi dei giochi politici”, ha detto quindi rivolgendosi ai cittadini. “Siete stanchi di parlamentari che parlano solo di Brexit e non della scuola dei nostri figli, del sistema sanitario, della criminalità“.

“Qualcuno dice che ho fatto la scelta sbagliata, avrei dovuto chiedere una proroga fino alla fine dell’anno o anche oltre, per dare più tempo ai politici. Ma questo avrebbe significato chiedervi di votare alle elezioni europee a 3 anni di distanza dalla decisione di lasciare l’Ue – ha proseguito continuando a rivolgersi ai cittadini -. Che messaggio avrebbe mandato tutto questo? E che campagna elettorale divisiva e aspra ci sarebbe stata, proprio nel momento in cui il nostro paese ha disperato bisogno di unità?”. “Qualcuno suggerisce un secondo referendum. Non credo sia quello che vogliate voi. E non è ciò che voglio io”.

Le prossime tappe: Westminster deve approvare l’accordo di divorzio e il Consiglio Europeo è chiamato a decidere se concedere o no la proroga. Ma Bruxelles ha già avvertito Londra. In mattinata il presidente della Commissione Ue Jean- Claude Juncker aveva messo “formalmente in guardia” la premier britannica “dall’includere una data della proroga successiva alle elezioni europee. Il divorzio deve essere prima del 23 maggio, altrimenti ci saranno difficoltà istituzionali e incertezza legale. Nel caso di una proroga oltre il 23 maggio il Regno Unito dovrà organizzare delle elezioni“, aveva fatto sapere il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas.

“La proposta del 30 giugno crea una serie di questioni di carattere legale e politico”, ha ribadito Tusk. “In questo momento non prevedo un vertice straordinario: – ha proseguito il presidente del Consiglio Ue – se i leader approveranno la mia raccomandazione e ci sarà un voto positivo” ai Comuni “potremo formalizzare e finalizzare la decisione con una procedura scritta. Ma se ci sarà la necessità, non esiterò a convocare un vertice straordinario alla fine della prossima settimana”. La data potrebbe essere quella di giovedì 28 marzo.

In ogni caso “un’estensione” della scadenza della Brexit dal 29 marzo al 30 giugno “non toglie dal tavolo il no deal“, che resta sullo sfondo come opzione inevitabile – secondo il governo britannico – se nel frattempo il Parlamento non ratificherà l’accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles, ha chiarito la May. Che evidentemente intende continuare a utilizzare il no deal come arma di ricatto con il Parlamento di Londra per farsi votare l’intesa.

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