Rallenta tutta l’eurozona, con l’Italia che però finisce in territorio negativo. Sono le previsione dell’Ocse sulla crescita nel 2019 inserite nell’Interim Economic Outlook presentato mercoledì a Parigi. Secondo le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il Pil dell’Italia quest’anno sarà di segno negativo, -0,2%. Cioè continuerà la recessione in cui la Penisola è entrata a fine 2018. La previsione di crescita è stata abbassata di 1,1 punti percentuali rispetto al precedente outlook di novembre. Per l’Ocse il nostro prodotto interno lordo tornerà di segno positivo nel 2020 (+0,5%).

“Siamo perfettamente consapevoli che stiamo vivendo una congiuntura economica sfavorevole”, ha commentato il premier Giuseppe Conte attribuendo la situazione alla “congiuntura sfavorevole sul piano internazionale: la guerra dei dazi non ci conviene, misure decise unilateralmente non portano da nessuna parte”. Bisogna “intensificare il nostro impegno, accelerare il processo riformatore che prevede misure economiche, sociali, giuridiche a tutto tondo”. Su twitter Nicola Zingaretti, neo-segretario del Pd, scrive che “le drammatiche previsioni dell’Ocse sono un macigno su questo governo. Stanno portando il Paese in una recessione drammatica che pagheranno tutti gli italiani. Ora smettano di perdere tempo con pistole e selfie e inizino a governare e a dare lavoro e sviluppo all’Italia”.

L’Italia segue il trend di tutta l’area euro: l’Ocse ha infatti tagliato di 0,8 punti anche le stime di crescita dell’eurozona che ora è prevista all’1% nel 2019 e dell’1,2% nel 2020 (-o,4 punti). Il Pil mondiale dovrebbe invece attestarsi al 3,3% nel 2019 (-0,2 rispetto alle precedenti stime) e del 3,4% nel 2020 (-0,1). “L’incertezza politica, le tensioni commerciali e un’ulteriore erosione della fiducia dei consumatori” sono tra le cause che contribuiscono al rallentamento della crescita al livello globale, si legge nell’Interim Economic Outlook.

Secondo l’Ocse, tra l’altro, le “restrizioni commerciali introdotte lo scorso anno sono un freno alla crescita, agli investimenti e agli standard di vita, in particolare per le famiglie a basso reddito”. L’organismo internazionale lancia un appello a “intensificare il dialogo multilaterale al fine di evitare nuove e dannose restrizioni commerciali”. “L’economia mondiale deve far fronte a dei venti contrari che si vanno intensificando”, ha detto la capo-economista dell’Ocse, Laurence Boone. “Se una delle grandi regioni economiche, qualunque essa sia, conoscesse un rallentamento più forte del previsto, la crescita mondiale potrebbe deragliare, in particolare, in caso di effetti eccessivi sui mercati finanziari“, ha poi avvertito Boone.

Le precedenti stime – Dal Fondo monetario internazionale alla Commissione europea, dall’agenzia di rating Fitch alla società di consulenza e ricerca economica Prometeia, le previsioni della crescita italiana nel 2019 erano già state riviste al ribasso da organizzazioni e istituti. Per il Fmi il Pil 2019 crescerà dello 0,6%, per l’Ue dello 0,2%. Ma finora nessuno aveva previsto una crescita negativa, quindi una recessione. Fino ad oggi avevano un segno meno le stime preliminari Istat del terzo e del quarto trimestre 2018: previsioni che prefiguravano per l’Italia una recessione tecnica.  Ma la stima del Pil di tutto il 2018 rimane positivo, anche dopo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto di ricerca: +0,9%. L’outlook dell’Ocse prevede invece una crescita negativa complessiva per l’anno 2019.

Le reazioni – “Una doccia fredda per il Governo. Anche se riteniamo decisamente troppo pessimistica la stima dell’Ocse, resta il fatto che la previsione dell’esecutivo di avere per quest’anno un Pil a +1% diventa sempre di più un miraggio al quale ormai non crede nemmeno più il ministro Tria”. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commenta così le stime dell’Ocse. “Ne consegue che, saltando sia il rapporto tra deficit e Pil che quello tra debito e Pil, diventa alto il rischio di una manovra e di una stangata autunnale”, conclude Dona. Anche Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, guarda già alla prossima manvra: “Ci sono da fare passi importantissimi. Il primo è reagire a questa situazione è il secondo è affrontare la manovra dell’anno prossimo che non è un fatto marginale per i numeri che avrà. Prima lo facciamo meglio è”. Secondo l’imprenditore “bisogna prendere atto di questa situazione e costruire una stagione che va al di là del contratto di governo” e “si evolva in una sorta di stagione di sviluppo del Paese”.

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