Nel 2018 il pil italiano è aumentato dello 0,9% rispetto al 2017. Il dato, pubblicato venerdì dall’Istat, è inferiore alle previsioni del governo di fine dicembre, che indicavano per lo scorso anno una crescita dell’economia dell’1%. E segna un rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. Pesa un secondo semestre di congiuntura negativa che ipoteca anche l’avvio del 2019. Ne fanno le spese anche gli indicatori di finanza pubblica. Il deficit, cioè la differenza tra quello che lo Stato incassa e quello che spende, in rapporto al pil si è attestato al 2,1%, migliorando rispetto al 2,4% del 2017 ma restando su un livello ben più alto rispetto all’1,8% previsto dalla nota di aggiornamento al Def. A salire è stato invece il debito pubblico, ovvero quello che lo Stato deve ai suoi creditori, passato dal 131,3% al 132,1% del pil. È in percentuale il livello più alto mai raggiunto.

Crescita – Il Pil italiano a prezzi di mercato l’anno scorso è stato pari a 1.753 miliardi di euro correnti, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente, mentre in volume è cresciuto appunto dello 0,9%. Il contributo maggiore è arrivato dagli investimenti fissi lordi aumentati del 3,4% mentre i consumi finali hanno fatto segnare +0,5%, sintesi di un +0,6% relativo alla spesa delle famiglie, +0,2% di spesa delle amministrazioni pubbliche e e -0,3 delle istituzioni sociali private senza scopo di lucro. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell’1,9% e le importazioni del 2,3%.

La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per un punto percentuale e la domanda estera netta negativamente, per 0,1 punti. A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume nelle costruzioni (+1,7%), nell’industria in senso stretto (+1,8%), nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,9%) e nelle attività dei servizi (+0,7%).

Deficit – L’esecutivo nella nota di aggiornamento al Def aveva previsto un deficit per il 2018 pari all’1,8% del pil, mentre secondo l’Istat si è assestato al 2,1%. Un dato migliore rispetto al 2017, quando avevano pesato anche gli effetti dei salvataggi delle banche in crisi. Quello del 2018 è il livello più basso dal 2007, quando il deficit si attestò all’1,5% del Pil. L’anno scorso è migliorato anche l’avanzo primario italiano (ovvero il deficit al netto della spesa per interessi), attestandosi all’1,6% del Pil (1,4% nel 2017).

Debito – A peggiorare sensibilmente è stato il debito pubblico italiano, salito al 132,1% del pil: è il calcolo dell’Istat in base alle nuove stime sul prodotto interno lordo e ai dati dell’ultimo bollettino di finanza pubblica di Bankitalia. A dicembre scorso il governo aveva previsto per il 2018 che il debito si attestasse al 131,7% del pil. Lo scorso anno, spiega l’Istat, è stato quindi superato anche il precedente picco del 2014 pari al 131,8%. In base ai dati di Bankitalia, il debito delle pubbliche amministrazioni nell’intero 2018 è aumentato in assoluto di 53,2 miliardi salendo a 2.316,7 miliardi.

Pressione fiscale – La pressione fiscale misurata in rapporto al pil è invece rimasta stabile al 42,2% allo stesso livello del 2017. Nell’aggiornamento delle stime macroeconomiche pubblicato a dicembre, il governo aveva previsto che la pressione fiscale si attestasse nel 2018 al 41,9% del pil.

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