Il dibattito sul virtuosismo delle auto si fa sempre più acceso e divide chi vede nelle elettriche le migliori “amiche” dell’ambiente, chi invece sostiene una validità intrinseca anche nelle (quasi) vecchie vetture con motore tradizionale, ma aggiornato e “pulito”. Nel tentativo di fare un po’ di chiarezza, i costruttori non sono sempre d’aiuto, anzi spesso confondono le idee e possono fornire delle informazioni da laboratorio, non sempre constatabili nella realtà.

Confrontare emissioni e consumi dichiarati con quelli effettivi: questo è il compito di Green NCAP, la nuova branca di Euro NCAP, nata con lo scopo di mettere alla prova i nuovi modelli sulla sostenibilità, assegnando un punteggio alle auto più pulite e con migliori performance in fatto di consumi. Green NCAP vuole fornire informazioni utili e totalmente indipendenti sull’impatto ambientale di ogni nuovo modello, analizzandone il motore sia in laboratorio, sia nelle condizioni di guida reali.

Il primo test, che ha considerato l’impatto ambientale delle auto solo nella loro attività di guida, ha preso in esame 12 modelli: il punteggio massimo di 5 stelle è andato a Hyundai Ioniq e Bmw i3, 4 stelle a Volkswagen Up! GTI, 3 a Bmw X1 2.0d e Mercedes-Benz A200, 2 a Ford Fiesta 1.0 EcoBoost (versione aggiornata) e solo 1 a Audi A7 50 TDI, Volvo XC40 T5 e Subaru Outback 2.5. Ma c’è anche chi non ha guadagnato nessuna stella, come Volkswagen Golf 1.6 TDI, Fiat Panda e ancora Ford Fiesta 1.0 EcoBoost (versione precedente a quella che, al contrario, ne ha prese due).

“Con i test Green NCAP saremo in grado di fornire informazioni chiare e precise a chi sceglie un veicolo – ha commentato il Presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani, tra i Club che fanno parte del consorzio europeo – sensibilizzando i costruttori ad investire in auto con motori sempre più efficienti e sempre più rispettosi dell’ambiente”.

Questa tranche iniziale di test non ha, però, preso in esame la sostenibilità delle auto nel loro intero ciclo vita – passaggio che accadrà successivamente – e ciò significa che la graduatoria potrebbe cambiare o comunque “avvicinare” le auto elettriche a quelle con motore a combustione interna: in quel caso, infatti, verrebbero considerate anche le emissioni prodotte per lo smaltimento del veicolo e prima ancora quelle relative alla sua produzione.

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