Un “censimento” delle posizioni di tutti i siciliani che tra gennaio e febbraio hanno chiesto il cambio di residenza. E “attività di intelligence” anche nei confronti di chi si è separato e può essere sospettato di averlo fatto per percepire due volte il reddito di cittadinanza. Ad annunciare i controlli è il Comandante interregionale dell’Italia Sud-Occidentale della Guardia di Finanza, il generale Carmine Lopez, che all’Adnkronos spiega che saranno passate al lentino “le posizioni di tutte le persone che manifestano la propensione ad atteggiarsi a furbetti”. Lopez ha parlato di una black list di “chi ha manifestato propensione a intercettare provvidenze pubbliche simulando il suo stato economico”: “Queste persone saranno tenute d’occhio”.

“Solo a Palermo”, secondo Lopez, “ci sono stati nel mese di gennaio oltre 1.000 cambi di residenza, e nella prima settimana di febbraio sono già state fatte 200 richieste di cambi di residenza”. Di qui la decisione di disporre “un censimento delle posizioni di tutte queste persone”. “Senza parlare delle ‘crisi matrimoniali’ che la possibile introduzione del reddito di cittadinanza ha determinato. Perché una cosa è avere a disposizione 780 euro ciascuno, un’altra cosa è avere oltre 1.200 euro a nucleo familiare. Se, invece, ci si separa sono 780 euro a testa. Sono pochi soldi se consideriamo il caso singolo, molti se si sommano”. Ecco perché le Fiamme gialle hanno deciso di vederci chiaro. “La Guardia di Finanza censisce queste situazioni con attività di intelligence e poi, facendo ricorso alle banche dati, sviluppa i dati a disposizione”.

Sabato il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio da Termini Imerese ha anticipato comunque che “i cambi di residenza degli ultimi tre mesi non valgono, per evitare che il reddito venga macchiato da alcuni furbetti del Reddito di cittadinanza”. E oggi in Senato è stata approvata, tramite emendamenti al decretone, l’annunciata stretta contro i ‘furbetti del divorzio’ e per l’accesso al reddito degli stranieri extracomunitari. L’assemblea ha confermato il voto agli emendamenti all’articolo 2 del decretone già espresso dalla commissione Lavoro. Le modifiche prevedono da un lato un “apposito verbale della polizia municipale” che certifichi le separazioni o i divorzi avvenuti dopo il primo settembre 2018 e dall’altro che chi proviene da Paesi extra Ue faccia certificare dal Paese di origine la situazione patrimoniale e reddituale e la composizione del nucleo familiare, certificato che va tradotto in italiano e validato dal consolato italiano. Esentati i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non è possibile ottenere la certificazione. Il ministero del Lavoro avrà però tre mesi per stilare la lista di questi Paesi. Confermata anche l’esclusione per 12 mesi dal reddito del solo soggetto che si dimette volontariamente, anziché di tutta la famiglia.

Via libera anche all’emendamento del governo che, recependo le obiezioni del Garante della privacy, dispone che lo Stato non vedrà le singole spese effettuate grazie al reddito. La modifica prevede quindi che lo Stato possa monitorare “i soli importi complessivamente spesi e prelevati” dalla Carta Rdc.

Attesa in Senato un’altra modifica che estenderà la revoca del beneficio del reddito di cittadinanza dalla sola condanna definitiva per truffa aggravata anche a condanne per terrorismo, sequestro di persona e associazioni di tipo mafioso. Inoltre niente sussidio per cinque anni per chi presenterà dichiarazioni Isee e documenti non corretti e in caso di vere e proprie truffe si rischiano condanne fino a 6 anni.

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