Il collegio arbitrale dell’Anac ha accolto l’85% delle richieste di rimborso esaminate fino ad oggi tra le 859 presentate da ex obbligazionisti subordinati e azionisti di Banca Etruria. Lo scrive il Corriere della Sera, anticipando i risultati degli arbitrati per l’accesso al fondo di solidarietà destinato a chi ha perso i risparmi in seguito alla “risoluzione” di Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti. E’ stato dato il via libera all’erogazione di 14 milioni di euro (su 18,9 milioni totali richiesti) dopo l’esame di 588 istanze, 495 delle quali sono state accolte, 75 rigettate e 16 giudicate inammissibili. Tra i risparmiatori che avevano investito in Cariferrara, invece, 251 hanno chiesto il rimborso e 189 risparmiatori se lo sono visto riconoscere.

L’esito degli arbitrati conferma che, come emerso nel corso dell’inchiesta della procura di Arezzo, molti clienti con profili di rischio bassi furono convinti ad acquistare titoli che li esponevano alla perdita del capitale e avrebbero dovuto essere riservati ad investitori istituzionali. In alcuni casi i profili sono stati modificati falsando o omettendo alcune informazioni (per esempio quelle sui titoli di studio) per renderli compatibili con quegli investimenti rischiosi.

La legge di Bilancio per il 2019 stanzia 525 milioni l’anno nei prossimi tre anni per garantire ad azionisti e obbligazionisti degli istituti messi in liquidazione, comprese le ex popolari venete, rimborsi automatici, senza necessità di passare attraverso la decisione di un giudice o arbitro. Ma il decreto attuativo è in fase di revisione per evitare che la Ue li congeli o imponga in un secondo momento di farsi restituire i soldi dai beneficiari. Stando alle anticipazioni il Tesoro intende escludere a priori clienti professionali e investitori qualificati, lasciando il diritto al rimborso alle sole persone fisiche e onlus.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Banche: Ubi, Banco Bpm e Unicredit superano i nuovi requisiti patrimoniali Srep fissati dalla Bce

prev
Articolo Successivo

Aeronautica, Conte e Di Maio nella sede Leonardo a Pomigliano: “Sbloccato 1 miliardo con bandi per il settore”

next