Poca “trasparenza”, tante “ombre” e “logiche perverse” nella gestione della Lega in Calabria. La denuncia arriva dalla base del partito di Matteo Salvini, con una lettera firmata da 200 militanti che chiedono la testa del deputato Domenico Furgiuele. A meno di un anno dalle elezioni comunali e regionali, il terremoto nel Carroccio in salsa calabra è solo questione di ore. Se fino a qualche anno fa, a queste latitudini, non si poteva nemmeno immaginare l’esistenza di un partito con Alberto da Giussano nel simbolo, adesso ce ne sono addirittura due: solo che non si parlano e si fanno la guerra.

Basta pensare che ci sono addirittura due sedi nella città dello Stretto: da una parte i salviniani “della prima ora” che fanno capo agli storici fondatori del partito a Reggio, gli editori Franco e Nuccio Recupero, e dall’altra la Lega che risponde al coordinatore cittadino e provinciale Michele Gullace, voluto dal deputato Domenico Furgiuele, unico eletto in Calabria dietro la bandiera del ministro dell’Interno.

Da mesi il carro di Salvini si è fatto affollato. Chi dal 2015 ci era salito riunendo gli “orfani” dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (oggi in carcere) e portando in dote alle ultime politiche i voti della destra più estrema, ora si trova messo da parte dalla “nuova” dirigenza della Lega imposta da Furgiuele che, oltre ad essere parlamentare, è pure coordinatore regionale del partito. Ed è proprio Furgiuele l’oggetto della lettera arrivata sulla scrivania di Salvini. Organizzatore dei gazebo e frequentatore di Pontida, infatti, l’editore Franco Recupero chiede al leader della Lega di rimuoverlo dal ruolo di commissario e, al suo posto, di spedire in Calabria il vicepresidente della commissione antimafia Alex Galizzi.

Secondo l’esponente locale, che si fa portavoce dei duecento firmatari della lettera, c’è una situazione che “è purtroppo peggiorata. – si legge – Troppi chiedono che la Lega Calabria e il suo coordinamento regionale sia più trasparente”. Il riferimento è alle polemiche che hanno interessato Furgiuele e le sue “parentele” finite sui giornali dal giorno della candidatura alla Camera. Originario di Lamezia Terme, alle elezioni politiche ha rastrellato oltre 52mila voti. Furgiuele, però, è il genero di Salvatore Mazzei, considerato un imprenditore vicino alla ‘ndrangheta e condannato in via definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Qualche settimana prima delle elezioni, inoltre, i carabinieri hanno confiscato alla moglie di Furgiuele due società e un palazzo che per la dda fanno parte dell’impero di 200 milioni di euro riconducibile al suocero Mazzei.

Di proprietà di quest’ultimo era anche l’albergo Phelipe di Lamezia Terme. Lo stesso hotel dove nel 2012 dormirono tre killer della cosca Patania dopo aver commesso un omicidio a Vibo Valentia. La stanza, all’epoca, la pagò il futuro deputato della Lega Domenico Furgiuele. La circostanza è agli atti del processo nel quale il parlamentare non è mai stato indagato. È stato, tuttavia, sentito dalla squadra mobile e ha confermato tutto sostenendo di aver fatto una cortesia a un capo-cantiere di un’impresa edile, con cui aveva rapporti di lavoro, che gli aveva chiesto di ospitare un suo zio proveniente da Roma per una sola sera.

Polemiche e situazioni che non aiutano il partito e che adesso i salviniani reggini, senza mai affrontare il tema in maniera diretta, vogliono sfruttare per attaccare Furgiuele. I firmatari della lettera a Salvini ritengono che Domenico Furgiuele debba continuare “a fare ovviamente l’onorevole come è giusto, ma chiedono contestualmente che il coordinamento venga riorganizzato in modo da essere meno attaccabili ed al centro di continue perplessità ed ombre”. Dal canto suo, il deputato calabrese sembra non preoccuparsi delle contestazioni provenienti da soggetti che non riconosce come iscritti alla Lega. Anzi reputa “curioso, se non del tutto buffo, – è la sua replica sui giornali locali – che un non tesserato alla Lega pretenda la rimozione della dirigenza calabrese dello stesso partito, in primis del sottoscritto, colpevole di avergli fatto capire per tempo che la Lega non è, e non sarà, un taxi per amichetti e compari”.

Una dichiarazione che, però, cozza con quella del vicepresidente della commissione parlamentare antimafia Alex Galizzi. Se per Furgiuele il problema “Reggio” non esiste, per la Lega non è escluso un imminente commissariamento. “Appena ricevuta la lettera – è il commento di Galizzi a una televisione locale che lo ha intervistato – sono andato dai responsabili e ho comunicato subito la mia disponibilità per venire in Calabria come commissario. Se la Lega me lo chiede, lo faccio volentieri. Ho mandato anche un messaggio a Matteo per dirgli che, se serve, in Calabria vado io”.