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Migranti, all’Università di Firenze al via un nuovo master per formare esperti in accoglienza: “È il problema del futuro”

Il corso dovrebbe partire a marzo: segue gli esempi di Roma e Bologna ma è il primo in Italia a riunire cinque discipline accademiche. Il coordinatore Modesti spiega al Fatto.it: "Ci sono molte persone che arrivano e devono integrarsi. Il master serve ad aiutarli, non vogliamo suscitare polemiche politiche o contrapporci al governo"
Migranti, all’Università di Firenze al via un nuovo master per formare esperti in accoglienza: “È il problema del futuro”
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Un master universitario per accogliere i migranti che arrivano o vivono già in Italia. L’idea è venuta all’Università di Firenze che ha aperto le iscrizioni per un master di primo livello dal titolo: “Accoglienza ai Migranti: normative, politiche di integrazione sociale e aspetti economici, formativi e sanitari”. Non è l’unico in Italia: ne esistono di simili anche in altri atenei come Roma e Bologna, ma l’aspetto innovativo di quello fiorentino è la creazione di un master in grado di mettere insieme cinque discipline accademiche diverse per formare i futuri “professionisti dell’accoglienza”: Sociologia, Scienze della Formazione, Giurisprudenza, Economia e Medicina. Le iscrizioni chiuderanno il prossimo 4 febbraio e il corso dovrebbe partire i primi di marzo. “Il clima attuale di certo non aiuta – spiega a ilfattoquotidiano.it il coordinatore del master, il professor Pietro Amedeo Modesti – ma in Italia ci sono molte persone che vengono da fuori e devono ancora integrarsi. Questi immigrati costituiscono il futuro del nostro paese e quindi il nostro obiettivo è quello di occuparci di loro e di accoglierli”.

Il master sui migranti – Il master, organizzato dall’Università di Firenze in collaborazione con la Fondazione Onlus Santa Rita di Prato, è stato pensato per formare un team di professionisti che siano in grado di fornire risposte e accogliere migranti e profughi che arrivano nel nostro paese: sapere come ottenere il permesso di soggiorno, essere inseriti nel mercato del lavoro, imparare la lingua italiana o avere accesso all’istruzione e alla sanità pubblica. E per fare questo iscritti al master dovranno frequentare un corso di un anno che prevede lezioni teoriche e anche “sul campo”. Nella prima parte del corso verranno affrontati temi di sociologia e normative giuridiche rispetto al tema immigrazione in Italia, la seconda parte servirà agli studenti a studiare le specificità sociali, economiche e culturali dei diversi paesi di provenienza (dall’Africa subsahariana all’Indocina passando per i Balcani) mentre la terza servirà ad acquisire le competenze medico-sanitarie per fornire accoglienza ai migranti.

“Accogliere le future generazioni” – L’idea che sta dietro al master dell’Università di Firenze è proprio quella di integrare e accogliere quei migranti che nel lungo periodo si insedieranno in maniera stabile nel nostro paese: “L’attenzione nei confronti degli immigrati esiste solo quando arrivano per creare l’ennesima polemica politica ma poi scende del tutto dopo pochi giorni fino a che non arriva il prossimo barcone – continua il professor Modesti, associato di Medicina e Chirurgia all’ateneo fiorentino –. Spesso inoltre si creano stereotipi e false rappresentazioni di queste persone che per arrivare da noi devono affrontare un cambio di stile di vita, di alimentazione o, per fare solo qualche esempio, un rischio maggiore di ipertensione associata al diabete o di essere colpiti da un ictus. Per questo abbiamo pensato a questo master. Ma sia chiaro: non vogliamo suscitare polemiche politiche o una contrapposizione rispetto alle decisioni del governo nazionale”.

Poi Modesti spiega perché è stato necessario unire discipline così diverse in un unico corso di studi: “La medicina serve per curare le malattie a cui i migranti tendono più facilmente con il cambio di vita, l’economia per le trasformazioni del tessuto sociale nelle nostre città (basti pensare che a Prato abbiamo la più grande comunità cinese d’Italia), giurisprudenza per studiare il cambio delle norme sull’accoglienza (come il decreto Sicurezza), sociologia per approfondire i contesti socio-culturali dei paesi di provenienza e infine scienze della formazione che serve per sensibilizzare gli iscritti nel mondo del lavoro: basti pensare alle maestre delle nostre scuole elementari che hanno a che fare tutti i giorni con classi multiculturali. In tempi come questi ne abbiamo davvero bisogno”.

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