Si rinvia il voto della Camera sulla Tav. Le mozioni di Fi, Pd e Fdi in favore della Grande opera sono arrivate oggi a Montecitorio, ma l’assemblea era praticamente deserta. Anche per questo motivo il voto è slittato a dopo il termine delle votazioni della proposta di legge costituzionale in materia di referendum. Intanto la maggioranza sta lavorando a una mozione unitaria che rinvii la decisione in attesa dei risultati dell’analisi costi benefici. La tensione però tra i soci di governo rimane molto alta: da una parte la Lega ribadisce di voler andare avanti con la Tav, dall’altra il Movimento 5 stelle garantisce che non accetterà compromessi sul punto. Nei prossimi giorni il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli dovrà incontrare la collega francese e in quell’occasione dare risposte.

In mattinata, lo stesso leader della Lega, intervistato da Rtl 102.5, ha ribadito la sua posizione: “E’ assurdo fermare l’alta velocità ferroviaria, che vada finita è ovvio. Che occorre la Pedemontana, il Terzo valico, il tunnel sotto le Alpi che toglie i Tir e fa risparmiare inquinamento è ovvio. Non devono ascoltare Salvini, è buon senso”. Una posizione condivisa dal sottosegretario del Carroccio all’Economia Massimo Garavaglia: “Di fatto”, ha detto al Corriere della Sera, “siamo in attesa di vedere questa fantomatica analisi costi-benefici per confrontarla con i dati che abbiamo e capire. Secondo noi, però, è molto difficile dimostrare che l’opera non stia in piedi”. Ma ha precisato: “Deciderà Matteo Salvini come dovremo comportarci. Il fatto che lui vada a Chiomonte a visitare i cantieri, comunque, è un segnale significativo”. Sul blocco della Tav, “non sarebbe un bel segnale una frenata su un tema fondamentale come quello degli investimenti. Dobbiamo far ripartire i cantieri“, ha detto ancora Garavaglia. A lui direttamente ha replicato il sottosegretario M5s Stefano Buffagni: “Sui numeri ricordo che Garavaglia diceva che la Brebemi stava in piedi e funzionava e ricordo a tutti che la Brebemi non ha utenza, che alla fine i privati dovevano pagarla e invece abbiamo pagato centinaia di milioni di euro dei cittadini, quindi forse è il caso che Garavaglia rifaccia bene i conti”. E ha aggiunto: “Credo che bisogna fare le opere utili, perché questo Paese ne ha bisogno sia al Nord sia al Sud, ma di opere che servono. Di interventi faraonici nel nulla non ce ne facciamo nulla e la Brebemi, caro Garavaglia, ne è la dimostrazione”.

Rimane il problema dell’intesa sul tema tra Lega e 5 stelle. La maggioranza vuole dare un segnale di compattezza e trovare la quadratura del cerchio su un tema di grande portata politica e economica, ma sul quale le posizioni tuttavia continuano a divergere. La Lega è favorevole all’immediata ripresa dei lavori e alla conclusione della linea a Torino-Lione, non escludendo un referendum consultivo tra le popolazioni interessate; i 5 stelle hanno sempre detto che ogni decisione è subordinata all’esito dello studio costi-benefici. L’idea di un documento di maggioranza serve anche per buttare la palla in tribuna e rallentare l’esame delle mozioni pro tav presentate dalle opposizioni che avrebbero allargato le crepe tra i giallo verdi. Il nodo da sciogliere è tutto nel testo del documento: far combaciare la posizione (attendere il risultato della relazione tecnica ma poi l’opera andrà realizzata) e il punto di vista del M5s (ogni decisione dipende dalla relazione tecnica). Compito degli ‘sherpa’ al lavoro è centellinare aggettivi, verbi e sostantivi per ottenere un testo accettabile. L’intenzione è depositare la mozione entro il 29 gennaio, anche se – calendario alla mano – i tempi per l’esame e la votazione delle mozioni sulla Tav (finora quelle presentate sono tre da Fi, Pd e Fdi), si dilatano. Da domani infatti riprende l’esame della proposta di legge costituzionale sul referendum e non sarà una passeggiata, visto che solo una minima parte dei 700 emendamenti presentati al testo di modifica dell’articolo 71, sono finora stati votati dall’Aula. Le mozioni quindi passeranno in second’ordine e non è escluso che siano spostate dal 4 febbraio in poi, decreti legge in arrivo permettendo, provvedimenti che, data la loro urgenza, hanno sempre la precedenza nel calendario dei lavori sugli altri atti parlamentari.

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