Utilizzavano, con falsi decreti prefettizi, profughi richiedenti asilo appena sbarcati dalla Libia, sottopagati e impreparati, per garantire la sicurezza di grandi eventi, fra cui i concerti dei Rolling Stones, Depeche Mode e Vasco Rossi. I carabinieri di Reggio Emilia hanno arrestato quattro persone, fra Emilia e Lombardia, con le accuse di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, false attestazione a pubblico ufficiale e falso materiale in autorizzazioni amministrative.

Quattro misure cautelari: due gli arrestati
I provvedimenti cautelari riguardano un 38enne modenese e un 63enne di Bologna, titolari di due società di sicurezza ì a cui è stato interdetto l’esercizio di attività imprenditoriali, nonché di due pregiudicati campani con base nel reggiano, un 30enne e la madre 50enne finiti in carcere.  Nel corso delle indagini i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia hanno proceduto al monitoraggio di numerosi grandi eventi tenutisi in diverse province del nord Italia nell’anno 2017, tra i quali il concerto dei Guns’N Roses di Imola del 10 giugno 2017, dei Depeche Mode di Milano del 28 giugno 2017, di Vasco Rossi di Modena dell’1 luglio 2017, di David Guetta di Padova del 28 luglio 2017, del DJ Salmo del 09 settembre 2017 e dei Rolling Stones di Lucca del 23 settembre 2017.

I carabinieri reggiani  – si legge in una nota – hanno accertato che i due arrestati “attraverso una ditta falsamente operante nel settore di “portierato”, con la complicità di almeno due società di sicurezza, formalmente titolari dei contratti di appalto o subappalto stipulati con gli organizzatori degli eventi, hanno reclutato un centinaio di persone, tra le quali profughi richiedenti asilo, sbarcati in Italia dalla Libia da pochi mesi dopo essere stati salvati in mare, nonché nomadi e pregiudicati, privi di alcun titolo autorizzatorio, dotandoli a poche ore dai singoli eventi di tesserini di riconoscimento riportanti iscrizioni prefettizie della Prefettura di Napoli falsamente attestanti la pubblica certificazione di addetti alla sicurezza di cui alla L. 94/2009, su cui, solo al momento dell’inizio dell’evento musicale, incollavano le fototessere degli interessati”.

Stranieri utilizzati per il filtraggio
Gli stranieri. quasi tutti provenienti dal Senegal, “venivano fatti accedere nell’area dei concerti, alcuni anche fin sotto il palco per svolgere il filtraggio del pubblico, il controllo degli effetti personali (borse, marsupi, zaini etc..) e dei biglietti, la vigilanza degli ingressi nonché di quelli riservati all’accesso delle Forze di Polizia e dei mezzi di soccorso. Il tutto, evidentemente, secondo un meccanismo collaudato e reiterato che di fatto ha esposto decine di migliaia di persone ad un rischio incommensurabile in termini di sicurezza e ciò, come si ribadisce, in un periodo di elevata sensibilità ed attenzione in tema di potenziali attentati terroristici e soprattutto nonostante i dettami normativi in tema di gestione di sicurezza in occasione dei cosiddetti “grandi eventi” adottati dopo pochi giorni dai tragici fatti di Piazza San Carlo a Torino del 03 giugno 2017″.

L’indagine, coordinata dal pm Valentina Salvi, è iniziata dopo il ritrovamento, durante una perquisizione eseguita nel corso di un’altra inchiesta, di molti tesserini di riconoscimento plastificati con le generalità di cittadini stranieri poi identificati in profughi richiedenti asilo attualmente ospitati in un centro di accoglienza reggiano, con l’avvenuta attestazione della relativa decretazione rilasciata dal Prefetto di Napoli quali “addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi”. I tesserini sono risultati completamente falsi.

“Se fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa”
Questa una delle dichiarazioni maggiormente significative raccolte durante le indagini da parte di uno dei tanti richiedenti asilo reclutati ed utilizzati dagli indagati: “Sono giunto in Italia clandestinamente nel giugno 2016 dopo essere stato salvato in mare da una nave ong durante il mio trasporto, su uno dei tanti barconi, proveniente dalla Libia….. Una volta a Modena da quando abbiamo cominciato il lavoro a quando lo abbiamo terminato nessuno, né di alcuna società né delle forze dell’ordine mi ha mai chiesto alcun documento ovvero effettuato alcun controllo sul mio cartellino né tanto meno sono stato oggetto di filtraggio con metal detector o di altro tipo, nemmeno visivo o sul contenuto delle mie tasche o degli effetti che portavo con me. Io mi ritengo una brava persona ma di fatto trovai strana l’assenza di controllo poiché se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa”.

Tutti gli “addetti alla sicurezza” stranieri, incapaci di parlare e comprendere la lingua italiana, dopo essere stati “adescati” tramite annunci online pubblicati dagli indagati, si recavano di volta in volta a casa dei due arrestati dove portavano una propria fototessera che la sera del concerto gli indagati incollavano sui tesserini. Le persone così reclutate, tramite dei furgoncini, venivano quindi accompagnate sui luoghi dei singoli concerti e “affidati” a ignari referenti delle citate società per il relativo impiego. La dotazione del semplice tesserino bastava quindi per consentire agli interessati di accedere all’area del concerto per poi essere collocati nel punto prescelto per la relativa attività “di sicurezza”. Consapevoli delle disagiate situazioni economiche dei profughi, a questi ultimi venivano inoltre imposti turni di lavoro massacranti anche di 15 ore giornaliere, privi di pause e/o cambi di alcun tipo, senza poter assentarsi per il pranzo o per la cena. In molte situazioni neanche la paga concordata di soli 6 euro all’ora gli veniva corrisposta costringendoli così ad accettare un ulteriore lavoro per un secondo concerto nella speranza di vedersi versare anche la modesta somma concordata e già maturata.

Quindici ore in piedi per sei euro
Le indagini hanno quindi rivelato il sistematico reclutamento e successivo impiego di soggetti in precarie situazioni economiche, lavorative e sociali, pronti ad accettare per pochi euro, tra l’altro spesso nemmeno percepiti, di svolgere anche sino a 15 ore in piedi, per quanto attiene i profughi richiedenti asilo in un contesto linguistico a loro completamente sconosciuto, senza alcuna pausa, senza usufruire di un pasto ed esposti, in quanto privi di alcuna preparazione e formazione specifica (stante la falsità dell’iscrizione prefettizia) ai concreti pericoli in tema di ordine pubblico. I medesimi soggetti inoltre, privi di alcuna formazione e preparazione e sempre attraverso le false decretazioni apparentemente emesse dalla Prefettura di Napoli, venivano utilizzati dagli arrestati, come buttafuori in numerose discoteche del nord Italia. Ciò con tutti i potenziali rischi conseguenti, come purtroppo i recentissimi fatti di cronaca.

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