Si era convertito in carcere nel 2011, a Caltagirone, mentre stava scontando una condanna a cinque anni di reclusione per violenza sessuale, il catanese Giuseppe D’Ignoti, 32 anni, arrestato dalla polizia per apologia del terrorismo. Diceva di essere marocchino e di chiamarsi Yussuf. Aveva iniziato una capillare campagna sui social media invocando una “guerra santa” in Italia. Per questo inviava inni in favore dell’Isis ed incitava a prendere un fucile o un coltello ed andare ad ammazzare qualcuno per “fare pulizia a Milano, in Calabria…”, manifestando odio verso qualsiasi cosa rappresentasse l’Occidente. Aveva anche ridotto in schiavitù la compagna, che costringeva a portare il velo e a vedere immagini e video di crudeli esecuzioni di “infedeli”.

L’uomo è stato arrestato dalla polizia, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catania, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il Gip ha ipotizzato il reato di apologia del delitto di terrorismo mediante strumenti telematici, sostenendo come l’uomo sia “assolutamente radicalizzato“. A far scattare le indagini è stata proprio la compagna che, dopo l’ennesima aggressione, è riuscita a fuggire all’uomo mentre era ricoverata in un ospedale del catanese e, arrivata a Torino lo scorso 22 settembre, lo ha denunciato in Questura. La sezione Antiterrorismo Internazionale della Digos di Catania con il raccordo della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione ha accertato diversi episodi avvenuti tra il 2016 ed il 2017. L’attività si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, di tradizionali servizi di osservazione e pedinamento e di numerose testimonianze. D’Ignoti era già in carcere dall’ottobre 2017, dopo essere stato arrestato dalla Digos, per reati commessi nei confronti dell’ex convivente di nazionalità ucraina.

Da perizie della polizia postale di Catania è emerso che D’Ignoti aveva iniziato nel 2016 a fare un’intensissima attività di proselitismo in vari gruppi Whatsapp, nei quali si celava sempre sotto lo pseudonimo di Ahmed, fingendosi di nazionalità egiziana e inviando video ed immagini ritraenti gesta delle milizie dell’Isis, scene cruente di uccisioni e decapitazioni. Inoltre, dopo aver incitato alla Jihad ed invitato ad uccidere gli infedeli ed a conquistare l’Occidente, pur suscitando la disapprovazione da parte di molti altri partecipanti, affermava che “quelli che la pensavano come lui erano presenti in modo capillare sul suolo italiano e pronti ad agire”. L’uomo aveva cancellato molti di questi file dal proprio telefonino, ma la Polizia Postale di Catania è riuscita a recuperarli. Tra questi quello di Giulia Sergio, detta Fatima, ovvero la prima ragazza italiana che ha aderito alla Jihad trasferendosi nel 2015 in Siria e che è stata condannata per terrorismo, nonché un video di fustigazione delle donne sotto le leggi della Sharia.

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