Come immaginate una fabbrica cinese di prodotti tecnologici? Se state pensando a un complesso di edifici anonimi e squadrati, affacciati su trafficate strade inquinate, vi sbagliate di grosso. In questi giorni siamo andati in visita al più recente polo produttivo di Huawei, secondo produttore mondiale di smartphone (dati relativi al periodo luglio-settembre 2018). Quello che ci siamo trovati davanti è un mix fra un campus americano e un gradito omaggio all’architettura europea.

Siamo a Dongguan, a poco più di un’ora di auto da Shenzen, dove la “fabbrica” di Huawei occupa un’area di 1,4 milioni di metri quadrati. Chi ha progettato l’area ha cercato di allontanarsi il più possibile dalla frenesia delle moderne metropoli cinesi, anche architettonicamente. Al posto degli enormi grattacieli a specchi, qui dominano bassi edifici in mattoni, con architetture classiche che richiamano i quartieri più amabili di Parigi, Friburgo, Oxford, Bruges, Bologna e Verona. Non c’è un edificio unico, ma una vera e propria città nella città: 12 quartieri, in cui lavorano 25mila persone.

I numeri sono da capogiro, ma l’area sembra a misura d’uomo. Merito delle soluzioni ecologiche adottate, in primis della linea ferroviaria elettrica lunga 8 Km, che percorre internamente il campus permettendo di spostarsi agevolmente in tutta l’area. I mezzi sono silenziosi, ed emettono il 20% in meno di CO2 rispetto agli autobus tradizionali. A incassare l’effetto wow sono i mezzi guidati da “remoto”, come l’autobus su cui abbiamo percorso 3,5 chilometri nel traffico cittadino, attraverso un percorso prestabilito. Siamo ovviamente lontani da quella che sarà la guida autonoma su larga scala. Tuttavia il bus ha compiuto il proprio percorso senza tentennamenti, grazie alla bassissima latenza offerta dalla rete 5G, la cui infrastruttura di rete qui è già presente e perfettamente funzionate.

Del resto non c’è da stupirsi. Qui lavorano migliaia di ingegneri, perché questo è il cuore della divisione di ricerca e sviluppo, dove si progettano le tecnologie del futuro, fra cui appunto la 5G. Oltre a tutto ciò che ruota attorno al cosiddetto Internet degli Oggetti. È in questi settori che gli investimenti decollano, e i cui risultati qui si toccano con mano. È fra queste mura che imitano la classicità e la storia (di altri continenti) che ci si proietta nel futuro.

Ci sono voluti 5 anni e 1,3 miliardi di euro per costruire questa vera e propria città. Numeri che danno l’idea di un aspetto importante nelle decisioni di Huawei: gli investimenti in ricerca e sviluppo sono altissimi. Talmente alti da fare che chi se ne occupa costituisce il 45% della forza lavoro. E che i 25mila dipendenti (dei 180mila totali) addetti alla ricerca lavorano in un luogo che, per architettura ed ergonomia, sembra fatto apposta per avere le menti più sgombre e “vedere” meglio il futuro.

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