Premessa: vado pazzo per Celentano, inteso come cantante. La cosa va avanti da 60 anni, da quando cantava Sei rimasta sola e poi è continuata con 24 mila baci, Il tangaccio (chi se lo ricorda?), Il ragazzo della via Gluck, ovviamente, Azzurro e chi più ne ha più ne metta. E ancora mi vengono i brividi quando lo sento intonare Io non so parlar d’amore.

Quello che non ho mai capito è perché uno che è capace di concentrare un mondo intero in un solo verso futurista come Il tuo bacio è come un rock, abbia scelto la strada opposta, quella della dilatazione temporale, delle pause, delle divagazioni nei suoi interminabili monologhi. E così è andata anche ieri sera.

L’attesa di Adrian – e di Adriano comparso in carne e ossa per pochi secondi – è stata occupata da un lungo prologo con Frassica come protagonista. Ma attenti autori e anche il grande Nino! Frassica è un guastatore, se lo si impiega come conduttore è come un calciatore che gioca in un ruolo non suo e non può rendere. Poi via con la graphic novel dai contributi altisonanti, Manara, Piovani, la scuola Holden. E qui, viste le anticipazioni che parlavano di un Celentano-orologiaio mi aspettavo qualcosa di bello, atmosfere milanesi tipo quelle meravigliosamente evocate due giorni fa in una pagina di Il Fatto Quotidiano da Pino Corrias. Invece niente di tutto ciò.

Un racconto fantascientifico con la solita lotta tra il bene/bello e il potere brutto, sporco e cattivo. Nonostante un erotismo esplicito ben disegnato, armoniose corse in bicicletta, echi di Metropolis e di Blade Runner negli sfondi, di tutto quello che succedeva francamente me ne sono infischiato, tanto per citare lui che cita un altro. Fino a quando per esigenze di trama non accade che Adrian deve salire sul palco di un concerto e con la voce di Adriano intona un lungo canto di protesta ecologica. E allora ritorna il Celentano vero quello del pensiero immediato, semplice anzi semplificatorio fino alla banalità, ma diretto, emozionante come quando parla della via Gluck, dell’albero di 30 piani o dei “luminosi sguardi di ragazze innamorate”. E allora che dire? Lascia stare i discorsi sul potere, sulla morale, e play it again, Adrian. Magari già da stasera.

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