Stop ai fondi strutturali per i Paesi che non rispettano lo Stato di diritto interferendo con il lavoro dei tribunali o che non contrastano la frode e la corruzione. Come ad esempio, Polonia e Ungheria, per le quali è stato attivato l’articolo 7 proprio a causa dell’approvazione di leggi che mettono a rischio l’indipendenza della magistratura e contro migranti e minoranze. Il Parlamento europeo ha detto sì al progetto di regolamento basato su una proposta della Commissione Ue, che ora dovrà essere negoziato con i ministri dell’Unione.

Il via libera è arrivato con 367 voti favorevoli, 158 contrari e 69 astensioni. Tra i contrari anche la Lega di Salvini, che si unisce ai partiti al potere nel blocco di Visegrad – incluso il suo alleato sovranista Viktor Orban – mentre il Movimento 5 Stelle si è astenuto. “Pur condividendo il coinvolgimento del Parlamento europeo sulla richiesta di sanzioni rispetto alla proposta iniziale della Commissione – riferiscono fonti M5s a ilfattoquotidiano.it -, la definizione dei criteri indicati dal progetto di regolamento è troppo vaga. Con l’astensione vogliamo prendere le distanze dal rischio, che oggi è presente, di sanzioni a governi che non siano simpatici alla Commissione di turno”. Il testo approvato in plenaria fa riferimento esplicito proprio ai casi di Polonia e Ungheria, che hanno violato a più riprese i principi fondativi dell’Europa e sono tra i principali destinatari dei fondi europei (Varsavia al primo posto in Ue). E minaccia di mettere in stand by miliardi di finanziamenti destinati proprio ai Paesi dell’est.

Prima del voto finale, il Parlamento ha respinto tre emendamenti a firma di Efdd (dove siede M5s), Enf (gruppo della Lega) ed eurodeputati dell’Europa orientale: tutti proponevano di rigettare in toto la proposta di regolamento. Quello di oggi per l’eurodeputato dem Brando Benifei è “un comportamento di voto di Lega e 5 stelle più che sconcertante, che danneggia profondamente gli interessi e i diritti dei cittadini italiani”. Per Benifei “è inconcepibile come forze di governo possano opporsi a norme che mirino a garantire che i soldi spesi dagli stati membri provenienti dai fondi comunitari siano vincolati al rispetto dei valori fondamentali e dello stato di diritto, requisiti imprescindibili per una sana gestione finanziaria. Come se non bastasse – conclude – non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su come votare sul voto finale. Ennesima figuraccia, imbarazzante e preoccupante”.

L’iter della proposta – Prevede una sanzione doppia, perché i fondi Ue sono erogati in cofinanziamento, quindi la quota mancante dovrà essere coperta dallo Stato in questione. Se il testo entrerà in vigore, l’esecutivo comunitario, assistito da un gruppo di esperti indipendenti, dovrà stabilire le carenze degli Stati e decidere le misure da attuare, che potrebbero includere la sospensione dei pagamenti del bilancio Ue o la riduzione dei prefinanziamenti. La decisione, però, sarà attuata dopo un passaggio politico, cioè dopo l’approvazione del Parlamento e del Consiglio Ue (a maggioranza qualificata). I fondi ai paesi considerati inadempienti saranno sbloccati da Parlamento e ministri Ue una volta che avranno rimediato alle carenze individuate.

I criteri – La Commissione potrà stabilire che lo Stato di diritto è minacciato qualora siano compromessi uno o più dei seguenti elementi: il corretto funzionamento delle autorità dello Stato membro preposte ad eseguire il bilancio dell’Unione; la corretta operatività delle autorità preposte al controllo finanziario; adeguate indagini nella repressione delle frodi (incluse le frodi fiscali), corruzione o altre violazioni che riguardano l’esecuzione del bilancio dell’Unione; il controllo giurisdizionale da parte di organi giurisdizionali indipendenti; il recupero di fondi indebitamente versati; la prevenzione e la repressione dell’evasione fiscale e della concorrenza fiscale; la collaborazione con l’Ufficio europeo per la lotta antifrode e, se lo Stato membro interessato vi aderisce, con la Procura europea.  Il gruppo di esperti sarà composto da un membro nominato dal Parlamento di ciascuno Stato membro e da 5 nominati dall’Eurocamera. La procedura prevede anche la protezione dei beneficiari finali dei fondi, ai quali i governi dovranno garantire il pagamento delle somme dovute.

Le misure – A seconda della portata delle carenze e della procedura di gestione di bilancio, la Commissione può decidere su una o più misure, tra cui la sospensione degli impegni, l’interruzione dei termini di pagamento, la riduzione dei prefinanziamenti e la sospensione dei pagamenti. A meno che la decisione non disponga diversamente, il governo dovrebbe comunque attuare il rispettivo programma o fondo dell’Ue ed effettuare i pagamenti ai beneficiari finali, come i ricercatori o le organizzazioni della società civile. La Commissione dovrebbe inoltre occuparsi di assistere i beneficiari e fare in modo che essi ricevano gli importi dovuti. La Commissione presenterebbe poi una proposta di storno al Parlamento e ai ministri dell’Ue per trasferire nella riserva di bilancio un importo corrispondente al valore delle misure proposte. La decisione prende effetto dopo quattro settimane, a meno che il Parlamento, deliberando a maggioranza dei voti espressi, o il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata (in modo che nessuno Stato membro possa bloccare una decisione), la modifichino o la respingano. Una volta che la Commissione avrà stabilito che i disavanzi sono stati eliminati, l’importo sarà sbloccato con la stessa procedura.