La Commissione Ue ha deferito la Polonia alla Corte Ue e ha attivato l’articolo 7 del Trattato, l’ultima fase della procedura di infrazione sul sistema giudiziario ordinario. È la prima volta nella storia che l’esecutivo di Bruxelles ricorre a questa decisione, ufficializzata oggi dal vicepresidente, Frans Timmermans, dopo la riunione dei commissari. La Commissione Europea “ha concluso che esiste un chiaro rischio di seria violazione dello Stato di diritto in Polonia”, ha dichiarato Timmermans, precisando che le riforme attuate nel settore giudiziario comportano che ora nel Paese “la magistratura si trova sotto il controllo politico della maggioranza di governo”.

Nel mirino di Bruxelles c’è la riforma della giustizia di Varsavia, che limita l’autonomia della magistratura. Due leggi, una sul Consiglio della magistratura, e una sulla Corte suprema, che affidano i poteri di nomina dei nuovi membri a guardasigilli e presidente, privando la magistratura della propria autonomia. Gli avvertimenti dell’Ue erano iniziati già nel luglio 2016, quando Bruxelles aveva messo in guardia il governo polacco: se avesse legiferato per acquisire il potere di allontanare i giudici dell’Alta corte, sarebbe partita la procedura per attivare le sanzioni più gravi. Ma “da luglio ad oggi la situazione non è migliorata, ma peggiorata. Non avevamo altra scelta. Qui non si tratta solo della Polonia, ma di tutta l’Ue” ha dichiarato Timmermans, precisando che con Varsavia sono state scambiate “più di 25 lettere” sulla questione, invano. “Continuiamo a rimanere pronti a dialogare“, aggiunge il politico olandese.

Ora spetterà al Consiglio decidere se andare avanti con l’iter: per dare avvio alla procedura prevista dall’articolo 7 serve infatti l’unanimità del Consiglio Europeo. Nel caso in cui dovesse passare, la Polonia sarebbe sottoposta a diverse sanzioni, la più grave delle quali è la perdita del diritto di voto nel Consiglio. Dal canto suo,  Varsavia non sembra intenzionata a fare marcia indietro: il ministro guardasigilli Zbigniew Ziobro ha dichiarato che la decisione della Commissione Ue è solo “una mossa politica“. “La riforma – ha aggiunto – rispetta lo stato di diritto e le soluzioni che si propone di implementare esistono in altri diversi Paesi”.

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